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venerdì 23 marzo 2012

Inceneritore, semaforo rosso


L'approfondito dibattito sviluppatosi nel corso della nostra assemblea del 10 marzo, insieme agli ultimi elementi di analisi emersi dalla discussione sul tema inceneritore, ci permette un'analisi più precisa degli ultimi avvenimenti.
Sul tema della situazione dell'impianto e del futuro dei lavoratori è doveroso rimarcare che il mancato avvio delle piattaforme di differenziazione, totalmente finanziate da quasi tre anni (Del. 27/27 del 9/06/2009 e 37/13 del 30/07/2009) ma ancora non realizzate, ha ulteriormente complicato le cose; l'assessore Carboni, presente all'assemblea,  ha rassicurato i lavoratori dichiarando con decisione che la realizzazione di un'impiantistica moderna e pulita, che sostituirà il vecchio impianto ormai defunto, avverrà esclusivamente a Tossilo, perché il territorio sta pagando un prezzo altissimo per la presenza ventennale di un inceneritore. Parole di verità anche sull'ipotesi di realizzazione di un nuovo inceneritore: costi enormi, non meno di 50ml di €, la tempistica, dai 4 ai 6 anni nell'ipotesi più ottimistica ma non realistica, non sono compatibili con il tempo che i lavoratori dell'impianto e la comunità hanno a disposizione; la soluzione più ragionevole è quella di realizzare le piattaforme subito.
Coloro che conoscono la questione lo capiscono, stupisce invece che solo alcuni amministratori del territorio non riescono a comprendere questa ovvietà e continuano a raccontare favole su revamping inesistenti e chiusure di inceneritori nuovi dopo pochi anni.
Un aspetto che il Comitato continua ad evidenziare è la assoluta assenza di rispetto delle regole, da cui derivano tutti i pasticci a cui assistiamo e che combattiamo. La normativa europea, quella nazionale e il Piano Regionale dei Rifiuti, stabiliscono l'obbligo del recupero di materia da tutte le tipologie di rifiuto, solo dopo si può pensare di produrre energia dalla percentuale residua; quindi prima si realizzano tutte le piattaforme di recupero, non si imposta una soluzione decidendo per prima cosa che partiamo da un inceneritore per bruciare il residuo: discutono delle qualità delle tegole senza vedere il progetto della casa.
L'inceneritore di Tossilo è inoltre vittima delle sue tariffe folli, € 200 + IVA a tonnellata quella attuale, la continua diminuzione del residuo da bruciare, causata dall'aumento della raccolta differenziata, ha portato la società a dover chiedere alla regione questo ultimo aumento tariffario.
La situazione sta provocando le proteste dei comuni che conferiscono a Tossilo e una crisi gestionale gravissima. La Tossilo Spa, che per una scellerata scelta amministrativa non gestisce null'altro che i rifiuti da bruciare,  per restare in piedi deve aumentare continuamente il suo bacino di conferimento oppure le tariffe. La mancanza dei rifiuti della Provincia di Oristano ha messo l'impianto in ulteriore difficoltà,  dimostrando la correttezza dell'analisi del Comitato, in quanto i due sistemi (recupero e incenerimento) non possono convivere, e se non si attiveranno le piattaforme per la differenziazione a Tossilo lo faranno altri territori per scappare dalle tariffe impazzite.


Tutta qui la sostanza, il resto è solo nebbia per confondere i cittadini.

Bisogna realizzare le piattaforme e abbandonare il progetto del nuovo inceneritore, scappa detto al Presidente della Tossilo Spa, ma subito rientra nei ranghi vaneggiando di rimodulazione del bando, nuovo progetto di inceneritore più piccolo, piattaforme per la differenziata e concorso di bellezza tra progetti per chi brucia di meno.
La verità è che la politica non rispetta  la legge. Un consorzio industriale sciolto e in liquidazione, che possiede il 99% della  Tossilo Spa, non può gestire le cose progettando interventi e assumendo decisioni di lungo periodo in attesa che i politici decidano come spartirsi la torta con la sua ricostituzione. Il decreto legge 138 del 2011 detta disposizioni precise che disciplinano la gestione di società che svolgono pubblici servizi, e il quadro che raccontano alla comunità i nostri amministratori è in palese contrasto con la normativa che entrerà in vigore a brevissimo termine.  Infatti il decreto ci dice che  “Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell'ente locale, nonché degli altri organismi che espletano funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti”.
Ancora  “Il divieto di cui al comma 19 opera anche nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei soggetti indicati allo stesso comma, nonché nei confronti di coloro
che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente, a qualsiasi titolo attività di consulenza o collaborazione in favore degli enti locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio
pubblico locale”.
La politica locale, che mostra forti appetiti sulle poltrone di Consorzio e Tossilo Spa,  dimostri di avere senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni.
 
                                                          
Enti che non hanno alcuna competenza nel merito, come l'Unione dei Comuni, autorizzano una procedura che non può esistere, la Regione si ostina a ingannare la comunità definendo “revamping” la costruzione di un nuovo inceneritore, ma questo non significa che queste stupidaggini siano diventate le tavole della legge.                                                                                                                
Il progetto per la costruzione di un nuovo inceneritore deve essere sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale, procedura dalla quale i cittadini non possono essere esclusi; la Provincia deve esprimere il proprio parere che è vincolante.
                                                                 
Sono passati anni con un Consorzio in liquidazione e la Tossilo Spa senza socio privato, senza che la politica locale affrontasse la questione e ponesse rimedio, si è cercato di fare credere che la copertura politica della Regione consentisse qualsiasi porcata. La questione andava affrontata da  tempo, invece si continua a vendere aria fritta su inceneritori da mettere a norma, centraline che rilevano aria pulita e sciocchezze varie, mentre l'impianto è fermo per l'impossibilità di rispettare i parametri di legge sulle emissioni e sappiamo già che le sue condizioni sono tali che non avrà il rinnovo della deroga concessa per il tenore dell'ossigeno, che scade a novembre dell'anno in corso, per cui l'AIA,  autorizzazione all'esercizio dell'impianto, verrà sospesa per l'impossibilità di rinnovare la deroga e l'impianto sarà definitivamente spento.
                                               Ma ora che facciamo?
Vogliamo affrontare la realtà e correre ai ripari prima che sia troppo tardi, oppure abbiamo già deciso di lavarcene le mani chiudendo l'impianto e mandando a casa i lavoratori?
                                                                                                                                                                                        

6 commenti:

  1. Verità e Condanne
    L’inceneritore di Montale ha avvelenato l’aria e i campi attorno al camino
    A Pistoia condannati i responsabili: la diossina fu emessa dall’impianto

    Una sentenza storica che ha confermato le preoccupazioni dei residenti, l’inceneritore ha contaminato l’aria e i campi di diossina, uno dei veleni più pericolosi al mondo

    Ora lo dice anche una sentenza che gli inceneritori inquinano l’ambiente.



    Il processo di primo grado a carico del presidente del Cis, gestore dell’impianto di incenerimento di Montale (Pistoia), e del suo direttore, si è concluso infatti con due condanne.
    L’accusa riguardava la fuoriuscita di diossina dall’inceneritore e il mancato spegnimento del forno che avrebbe evitato il disastro ambientale.



    Il fatto accadeva nel 2007 e da allora cittadini e comitati erano in lotta per far valere le ragioni della salute: durante il processo anche le testimonianze di Patrizia Gentilini, oncologa di Forlì e di Michelangelo Bolognini, medico Usl di Pistoia.
    Nel maggio del 2010 una manifestazione di sostegno alla vertenza era stata organizzata dai comitati locali e anche Parma aveva dato il suo contributo con una corriera di attivisti targata Gcr.
    A Montale avevamo trovato un clima di tensione, con un elicottero che volteggiava sul pacifico corteo e la polizia in tenuta anti sommossa, tombini sigillati.



    L’atteggiamento strideva con il clima festoso della manifestazione e con la presenza di famiglie e bambini che manifestavano semplicemente il loro diritto alla salute ed alla trasparenza dai dati di performance dell’impianto, in diretta relazione col benessere del territorio, un diritto oggi finalmente corroborato dalla sentenza dei giudici.
    Sono stati condannati ad un anno e sei mesi e 30 mila euro l’allora presidente del Cis Giorgio Tibo, e Maurizio Capocci, responsabile operativo dell’inceneritore.
    I due imputati, in solido con il Cis, sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei residenti costituitisi parte civile (in tutto una quarantina) ai quali andranno 1.000 euro ciascuno, e al risarcimento di Legambiente, 400 euro, che si era anch’essa costituita parte civile.



    Una sentenza in un certo senso inaspettata, dato che il pm Riccardo Bastianelli al termine della sua requisitoria lo scorso 13 febbraio aveva chiesto l’assoluzione dall’accusa dello sforamento di sostanze tossiche nei confronti di entrambi gli imputati, mentre per il solo Capocci aveva chiesto la condanna a nove mesi di reclusione per non aver spento l’impianto dopo l’avvenuto sforamento.
    “Una sentenza che crea un precedente importante e un monito per i gestori del Cis”, ha aggiunto l’avvocato Federico d’Angelo, che insieme ai colleghi Erica Battaglia ed Elena Di Salvio ha rappresentato i residenti costituitisi parti civili. Nessun commento invece dai legali dei due condannati, l’avvocato Cecilia Turco per Tibo e l’avvocato Andrea Niccolai per Capocci.
    Le difese avevano sostenuto che, rispetto all’accusa di sforamento, non esisteva nessuna colpa perché l’evento era da attribuire all’inadeguatezza dei carboni. La vicenda suscitò molta apprensione in zona.
    Successivamente all’evento Asl e Arpat avviarono un’indagine, durata tre anni, i cui risultati sono stati presentati a dicembre del 2011.
    L’indagine confermò che i terreni dell’area circostante l’inceneritore di Montale sono inquinati.
    Ora tutt’Italia deve sapere la verità di Montale e di tutti gli inceneritori sparsi per lo Stivale: attivi o presto in funzione.

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  2. L’inceneritore della discordia.. .

    L’inceneritore è solo un attacco alla vita di ognuno di noi e non alle tasche di pochi.

    Mi vergogno di essere macomerese,
    GRAZIE A DIO SONO SARDA.

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    1. troppo pessimista, coraggio, insieme all'inceneritore si
      spegneranno anche i politici ciarlatani.

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  3. ora è deciso: il consorzio di Tossilo riparte e sarà gestito solo dai 2 sindaci di Macomer e Borore, così finalmente potranno fare in fretta quello che vogliono senza i rompimenti di scatole e le perdite di tempo di chi vorrebbe condividere le linee di sviluppo future. Alla faccia delle disposizioni che tutelano la trasparenza e la democrazia, Anzi, no, forse ci sarà spazio per qualche altro comune e/o imprenditore amico....

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  4. Grillo parlante9 aprile 2012 21:09

    Ghisu e Uda sapranno di questa legge?
    DECRETO-LEGGE 13 agosto 2011, n. 138
    Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo
    sviluppo. (11G0185)

    19. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o
    dei servizi dell'ente locale, nonche' degli altri organismi che
    espletano funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di
    indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono
    svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte
    dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le
    dette funzioni sono state svolte nei tre anni precedenti il
    conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servizi pubblici
    locali. Alle societa' quotate nei mercati regolamentati si applica la
    disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.
    20. Il divieto di cui al comma 19 opera anche nei confronti del
    coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei
    soggetti indicati allo stesso comma, nonche' nei confronti di coloro
    che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente, a qualsiasi
    titolo attivita' di consulenza o collaborazione in favore degli enti
    locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio
    pubblico locale.
    21. Non possono essere nominati amministratori di societa'
    partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti alla
    nomina hanno ricoperto la carica di amministratore, di cui
    all'articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e
    successive modificazioni, negli enti locali che detengono quote di
    partecipazione al capitale della stessa societa'.

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  5. noi lo conosciamo, ora attendiamo con la solita pazienza per vedere se lo conoscono anche gli amministratori del territorio.
    In questa vicenda di Tossilo è arrivato il momento di rispettare qualche legge

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