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giovedì 20 luglio 2017

“Gli interessi superiori dell’Amministrazione” vincono sulle istanze di democrazia dei cittadini!


Le peggiori previsioni della vigilia si sono purtroppo avverate e il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza con cui appena un anno fa il Tar Sardegna bocciava la realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo. Gli atti amministrativi ed endoprocedimentali ritenuti illegittimi dal Tar sono dunque diventati legali e la stessa sentenza del TAR è stata considerata suggestiva ed esuberante ma non condivisibile.
Un totale ribaltamento di quella che, per il Comitato Non bruciamoci il futuro e l’associazione Zero Waste Sardegna, era una verità chiara rispetto alla quale si sarebbe dovuto bloccare la procedura per la realizzazione dell’impianto per programmare su nuove basi, condivise e corrette, una nuova gestione dei rifiuti in Sardegna.
Sebbene le sentenze si debbano sempre rispettare, non possiamo esimerci dall’effettuare alcuni commenti sul dispositivo del Consiglio di Stato per metterne in evidenza alcune incongruenze che lo accompagnano, riservandoci di effettuare una valutazione più approfondita.
A una prima lettura della sentenza appare chiaro come i giudici del Consiglio di Stato non abbiano in alcun modo colto il grave vizio amministrativo su cui si basa la realizzazione dell’opera, confermando l’indirizzo a cassare le sentenze del Tar Sardegna a favore della tutela dell’ambiente e delle ragioni dei cittadini sardi. La sospensiva della sentenza del Tar concessa a gennaio senza entrare nel merito, tutelando gli interessi superiori dell’Amministrazione, era già stato un chiaro segnale in questo senso.
Colpiscono enormemente le contraddizioni di lettura delle stesse normative di settore come ad esempio quella riguardante la questione del mancato aggiornamento del vecchio Piano regionale di gestione dei rifiuti del 2008 per il quale la Regione Sardegna era stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell’UE. Il Collegio giudicante del Consiglio di Stato sostiene in maniera incomprensibile che il Piano non era scaduto in quanto la Direttiva 2008/98/CE prevede che l’aggiornamento del Piano debba essere revisionato “dopo 6 anni dall’emanazione” laddove invece il testo della Direttiva in questione recita chiaramente che i Piani “siano valutati almeno ogni 6 anni”. Il Consiglio di Stato elude evidentemente il senso di un avverbio che invece è fondamentale per la comprensione delle norme in materia, e che ha lasciato la programmazione regionale, per oltre due anni, nel caos più generale portando a forzature amministrative finalizzate a imporre un sistema gestionale non condiviso e in piena contraddizione con le stesse scelte effettuate dalla Regione.
Altra evidente contraddizione è quella che porta il Collegio giudicante a sostenere che il revamping dell’impianto di Tossilo con potenziamento  fosse previsto anche nella fase transitoria del Piano fino alla realizzazione del termovalorizzatore di Sassari. Tale assunto non si evince dalla lettura dalle delibere regionali che hanno finanziato l’inceneritore di Tossilo, citate nella sentenza del Consiglio di Stato, ma al contrario queste attribuiscono a Tossilo una potenzialità non prevista nel sistema a due poli che è quello che la Regione aveva scelto nella sua programmazione. Inoltre il termine “transitorietà” viene interpretato in senso quasi opposto, come se  non ponesse un limite temporale rispetto alla programmazione regionale.
In sostanza, la sentenza sfavorevole ha avuto necessità di aggrapparsi e ruotare sulla interpretazione di singole parole, per poter ribaltare le argomentate conclusioni del TAR.
Anche il mancato accoglimento del ricorso incidentale sui problemi della salute ci lascia sconcertati, perché sia trend dei dati di mortalità per tumore della ASL di Nuoro che quelli sull’incidenza del Registro dei tumori, mostrano valori in ogni caso superiori nel Marghine rispetto agli altri distretti dell’ASL.
Appare assolutamente incongruente anche la valutazione sulle emissioni che la sentenza valuta come accettabili in quanto al di sotto dei limiti di legge. In realtà, come già dichiarato nell’AIA rilasciata dalla provincia di Nuoro, si avrà un peggioramento del quadro emissivo del nuovo inceneritore di Tossilo in rapporto all’aumento delle quantità incenerite, che passeranno dalle 27.000 ton/anno attuali (2014) alle 60.000 ton/anno previste.
Il fatto che abbiamo perso questa partita non scalfisce le nostre convinzioni e la speranza è che le nostre ragioni possano andare avanti col ricorso presentato al TAR contro l’aggiornamento del Piano regionale, e che altri possano fare chiarezza ristabilendo le priorità e lo stato di democrazia.

Macomer, 20 luglio 2017


giovedì 15 giugno 2017

Nuova denuncia alla Commissione Europea contro l’aggiornamento del Piano Rifiuti della Sardegna

Prosegue la nostra attività di denuncia contro il nuovo Piano di Gestione dei   Rifiuti della Regione Sardegna, approvato recentemente dalla Giunta Regionale, con l’invio alla Commissione Europea di una circostanziata segnalazione di violazioni e irregolarità.


  Secondo il Comitato Non Bruciamoci il Futuro di Macomer,        l’Associazione Zero Waste Sardegna e il Comitato del Cittadini    Liberi di Ottana, sono state violate:


1) la Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (Convenzione di Aarhus, Danimarca, 25 giugno 1998, Direttiva 2003/35/CE, Regolamento (CE) n. 1367/2006);

2) la Direttiva Comunitaria relativa alla Valutazione Ambientale Strategica (2001/42/CE);

3) le Direttive Comunitarie relative alla conservazione degli Habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (92/43/CE) e degli Uccelli selvatici (2009/147/CE).

Inoltre sono stati denunciati:

4) le irregolarità della procedura di Verifica di Assoggettabilità a VAS;

5) il mancato rispetto delle indicazione dell'art. 4 della Direttiva 2008/98/CE relativo alla corretta gestione dei rifiuti, nonché l’incoerenza dell’aggiornamento del Piano con i principi dell’economia circolare.

Uno degli aspetti del nuovo piano che più preoccupa i cittadini del Marghine

      riguarda la conferma del  polo di incenerimento di Tossilo, che da transitorio

      diventa il secondo polo sardo con il conseguente  aumento significativo delle

      emissioni nocive, che incideranno sulla salute dei cittadini e la salubrità  del 

     territorio a causa del previsto raddoppio delle quantità di rifiuti da incenerire.



Di seguito il testo completo della Denuncia



DENUNCIA
ALLA COMMISSIONE EUROPEA
RIGUARDANTE INADEMPIMENTI DEL DIRITTO EUROPEO

Associazioni, gruppi e comitati denuncianti: Zero Waste Sardegna, Comitato  “Non Bruciamoci il Futuro” di Macomer (NU),  Comitato Cittadini Liberi di Ottana (NU) - Italia 

  1. Cittadinanza: italiana
  2. Settore e sede (-i) di attività: associazionismo socio-ambientale
  3. Stato membro o organismo pubblico che, secondo il denunciante, non ha ottemperato al diritto comunitario: Regione Autonoma della Sardegna;
  4. Descrizione circostanziata dei fatti contestati:


La presente contestazione riguarda l’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani della Sardegna, approvato con Deliberazione di Giunta Regionale n. 69/15 del 23 dicembre 2016 (https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20161227144137.pdf), e le relative procedure, in merito a:
  • l’esclusione delle comunità interessate (Enti locali e cittadini portatori di interesse) alla partecipazione e condivisione delle scelte operate nell’aggiornamento del piano;
  • il mancato avvio della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS)
  • la mancata Valutazione di Incidenza ambientale;
  • l’irregolarità della procedura di Verifica di assoggettabilità a VAS:
  • il mancato rispetto della gerarchia dei rifiuti e l’incoerenza del piano con l’economia circolare.

In particolare si denuncia:

1) la violazione della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (Aarhus, Danimarca, 25 giugno 1998, direttiva 2003/35/CE, Regolamento (CE) n. 1367/2006).
La comunità interessata (enti locali, cittadini e organizzazioni no profit) è stata esclusa dalla partecipazione e dalla condivisione dell’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani, i cui effetti avranno un impatto sulla salute pubblica, l'ambiente e lo sviluppo sostenibile del territorio;

2) la violazione della Direttiva comunitaria relativa alla Valutazione Ambientale Strategica (2001/42/CE);

3) la violazione delle Direttive comunitarie relative alla conservazione degli Habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (92/43/CE) e degli Uccelli selvatici (2009/147/CE).

4) l’irregolarità della procedura di Verifica di assoggettabilità a VAS;

5) il mancato rispetto delle indicazione dell'art. 4 della Direttiva 2008/98/CE relativo alla corretta gestione dei rifiuti, nonché l’incoerenza dell’aggiornamento del Piano con i principi dell’economia circolare.

Prima di entrare nel merito delle contestazioni ci sembra utile proporre cronologicamente una sintesi degli avvenimenti e dei provvedimenti che hanno caratterizzato l’iter dell’aggiornamento del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani

24 Marzo 2014
Il Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro invia al presidente della Giunta regionale della Regione Sardegna Francesco Pigliaru una richiesta di incontro per un approfondimento sulle tematiche della gestione dei rifiuti, sull’urgenza di dotare la Sardegna di un nuovo Piano di Gestione dei Rifiuti e sulla percorribilità della graduale dismissione degli impianti di incenerimento dei rifiuti, del potenziamento della raccolta differenziata e della dotazione di infrastrutture per il recupero e il riciclo spinto dei materiali post-consumo, seguendo il percorso virtuoso indicato dalla strategia Rifiuti Zero (Allegato 1). Lo stesso percorso indicato nel suo programma elettorale.

28 Maggio 2014
Il Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro, insieme ad altri gruppi, invia al presidente Pigliaru una richiesta di moratoria che preveda, tra le altre cose, l’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani e lo stop immediato delle procedure di autorizzazione per tutti i nuovi progetti di impianti di incenerimento dei rifiuti e di potenziamento di quelli esistenti. La richiesta era stata firmata da 45 comitati e associazioni di tutta la Sardegna in data 11.05.2014 (Allegato 2).

31 Maggio 2014
Il Comitato Non Bruciamoci il Futuro di Macomer, il Movimento Rifiuti Zero Sardegna e il Comitato dei Cittadini Liberi di Ottana, impegnati da oltre 4 anni contro la realizzazione di un nuovo inceneritore a Tossilo (Macomer), organizzano un sit-in di protesta presso l'inceneritore di Macomer e una marcia ad Ottana:
L’iniziativa fa parte di una marcia simbolica organizzata dai tutti i Comitati sardi che ha fatto sosta a Sassari (16 maggio) e successivamente a Villacidro-Gonnosfanadiga-Guspini (21 giugno), a Portoscuso (28 giugno) e si è conclusa il 9 luglio a Cagliari. In occasione di quest’ultima tappa viene organizzato un sit-in di protesta in viale Trento, sotto la sede della Giunta regionale, “per dire no alla trasformazione dell’isola in piattaforma energetica dell’Italia, per dire no agli inceneritori e porre la questione delle bonifiche dei siti d’interesse nazionale e per dire SI a una programmazione partecipata del futuro della Sardegna che tenga conto delle sue peculiarità e delle sue reali esigenze”. Una delegazione dei Comitati è ricevuta dall’Assessore regionale della Difesa dell’Ambiente Donatella Spano alla quale viene consegnata la richiesta di moratoria, già inviata al Presidente Pigliaru. Nel corso dell’incontro i Comitati evidenziano la necessità di un nuovo Piano Rifiuti.

21 Ottobre 2014
La Giunta regionale, con delibera n. 41/3 del 21 ottobre 2014, approva il Programma Regionale di Sviluppo (2014-2019) che tra i suoi obiettivi individua la “Revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani” sottolineando che “L’art. 199 del D. Lgs. n. 152/2006 prevede che il Piano regionale debba essere aggiornato ogni 6 anni. Il Piano vigente è stato approvato nel 2008 e si rende necessario un suo aggiornamento, considerato tra l’altro che lo stesso costituisce una condizionalità”.

11 novembre 2014
Dieci Consiglieri della Regione Autonoma della Sardegna depositano una mozione (n.87 dell’11 novembre 2014) in merito alla necessità di una moratoria delle attività di termovalorizzazione e termodistruzione dei rifiuti, nella quale si impegnano il Presidente della Regione e la Giunta Regionale:
- a porre in essere tutti i provvedimenti necessari al fine di attuare una moratoria in cinque anni dell'attività di termovalorizzazione e di termodistruzione dei rifiuti, da realizzarsi nella misura del 20 per cento all'anno per ogni anno a decorrere dal 1° gennaio 2015 sino al 31 dicembre 2019;
- ad avviare la rielaborazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti al fine di recepire le gerarchie stabilite dalla direttiva n. 2008/98/CE e dal decreto legislativo n. 295 del 2010, privilegiando la raccolta differenziata, il recupero e il riciclo dei materiali post-consumo, e prevedendo a tale scopo la realizzazione di centri di riciclo, prioritariamente negli stessi siti che attualmente ospitano gli impianti di termodistruzione e termovalorizzazione che andranno gradualmente dismessi (http://www.consregsardegna.it/XVLegislatura/Mozioni/Moz087.asp).

2 Dicembre 2014
Con delibera n. 48/20 del 2 dicembre 2014 la Giunta regionale dà mandato all’Assessore Difesa Ambiente di “individuare nei prossimi bilanci idonee risorse per garantire il rinnovo dell’accordo di programma con il Consorzio Italiano Compostatori e per la revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani”. Allo stesso tempo la delibera prevede di “individuare le azioni necessarie alla realizzazione degli interventi del Piano previsti nella configurazione a regime”.

24 gennaio 2015
Il Comitato Non Bruciamoci il Futuro e l’Associazione Zero Waste Sardegna chiedono un incontro alle Commissioni Ambiente e Sanità della Regione Sardegna per un’approfondita riflessione sulla problematica della gestione dei rifiuti in Sardegna, anche in relazione al mutato quadro regionale sulla gestione degli stessi rispetto ai dati e alle proiezioni effettuate nel Piano Regionale di Gestione dei rifiuti del 2008 (Allegato 3). La richiesta non ottiene risposta.

19 febbraio 2015
Viene depositata la proposta di Legge regionale n. 186 sottoscritta da 16 consiglieri regionali di maggioranza per una moratoria in cinque anni dell'attività di termovalorizzazione e termodistruzione dei rifiuti.
Le finalità e l’oggetto della proposta di legge interessano:
  • l’attuazione della moratoria succitata
  • l’effettuazione di studi e valutazioni di fattibilità di impianti in grado di sfruttare le migliori tecnologie disponibili in rapporto all'abbattimento degli inquinanti di combustione;
  • la rielaborazione del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti orientato a recepire le gerarchie stabile dalla Direttiva 2008/98/CE e dal D.lgs n. 295/2010, privilegiando la raccolta differenziata, il recupero e il riciclo dei materiali post-consumo e prevedendo a tale scopo la realizzazione di Centri di Riciclo, prioritariamente negli stessi siti che attualmente ospitano gli impianti di termodistruzione e termovalorizzazione che andranno gradualmente dismessi.

26 Marzo 2015
23 Consiglieri della Regione Sardegna depositano una mozione (n.126 del 26 marzo 2015) in merito agli intendimenti della Giunta regionale sull'attività di gestione dei rifiuti presso il sito di Tossilo e sul potenziamento delle linee di incenerimento.

24 Aprile 2015
Viene depositata una seconda proposta di Legge regionale (n. 204 del 24 aprile 2015), sottoscritta da due consiglieri di minoranza, per una Moratoria in cinque anni dell'attività di termovalorizzazione e termodistruzione dei rifiuti e per il divieto di realizzare nuovi impianti e di potenziare quelli esistenti.

13 Maggio 2015
Il Consiglio Regionale approva a maggioranza l’o.d.g. n. 41 del 13 maggio 2015 (http://www.consregsardegna.it/XVLegislatura/Ordini%20del%20giorn/odg041.asp), che:
impegna la Giunta Regionale affinché, prima di intervenire in materia di gestione dei rifiuti, compresi i procedimenti su Tossilo:
  1. ponga in essere tutti gli adempimenti per l'effettuazione di campagne di monitoraggio sullo stato di salute della popolazione nell'area del Marghine nonché su opportuni indicatori biologici, come peraltro previsto nella deliberazione della Giunta regionale n. 12/39 del 27 marzo 2015;
  2. dia corso in maniera celere all'aggiornamento del piano regionale in materia di gestione dei rifiuti nonché a porre in essere in tempi rapidi il disegno di legge sul sistema di governo dei rifiuti.

17 Giugno 2015
La Giunta regionale, con delibera n. 31/7 del 17.06.2015, approva l’atto di indirizzo per l’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.

22 Ottobre 2015
La Commissione europea, il 22 ottobre 2015, apre la procedura di infrazione n. 2165/2015 nei confronti dell’Italia (violazione degli articoli 28, 30 e 33 della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti), con riferimento ai piani di gestione dei rifiuti delle province autonome di Trento e Bolzano e di 13 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto). La Commissione ha rilevato che i piani di gestione delle suddette regioni e province autonome risultavano datati (vale a dire adottati nel 2008 o ancora prima) e la revisione non era stata ancora avviata o era ancora in corso di attuazione.

27 Ottobre 2015
Il Comitato Non Bruciamoci il Futuro Macomer, l’Associazione Zero Waste Sardegna e l’Unione dei Comuni della Barbagia depositano tre ricorsi al TAR Sardegna contro la realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo, evidenziando irregolarità e atti illegittimi nella procedura di VIA/AIA, incoerenza con il Piano regionale di Gestione dei rifiuti urbani del 2008 ed errata applicazione della delibera di approvazione dello stesso piano (Allegato 4). La VIA/AIA era stata avviata il 30 luglio 2014 e si concludeva positivamente il 29 luglio 2015

15 Luglio 2016
Il TAR Sardegna, con sentenze n. 627, 628 e 629 del 15 luglio 2016, accoglie i ricorsi presentati dal Comitato Non Bruciamoci il Futuro, dall’associazione Zero Waste Sardegna e dall’Unione dei Comuni della Barbagia, annullando tutti gli atti amministrativi ed endoprocedimentali relativi alla realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo (Allegato 5).

19 Ottobre 2016
Il Servizio Valutazioni Ambientali (Servizio SVA) dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente informa che il Servizio Tutela dell’Atmosfera e del Territorio (Servizio TAT) dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente, in qualità di autorità procedente, avvia la procedura di verifica di assoggettabilità a VAS relativa all’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani. Viene pubblicato sul sito della Regione Sardegna il relativo Rapporto Ambientale preliminare al seguente indirizzo:

6 Dicembre 2016
Il Servizio SVA dell’Assessorato della difesa dell’ambiente comunica che, l’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani è stato escluso dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (Determinazione del Direttore del SVA n. 23777/747 del 06.12.2016:

23 Dicembre 2016
La Giunta regionale, con delibera n, 69/15 del 23 dicembre 2016 approva l‘aggiornamento del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani.

Dalla sintetica cronistoria suesposta appare con tutta evidenza l’indisponibilità dei decisori politici ad aprire, sin dall’inizio, un confronto con gli enti locali e i cittadini portatori di interesse sulle tematiche della gestione dei rifiuti e, in particolare, sulle scelte dell’aggiornamento del piano. Appare chiaro anche che la Regione Sardegna sapeva benissimo che il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti doveva essere aggiornato almeno ogni sei anni.
Nonostante ciò non solo fa scadere i sei anni previsti per il suo aggiornamento e per decidere di affrontare l’argomento, ma fa trascorrere ulteriori sei mesi per stabilirne gli indirizzi e un altro anno e mezzo per redigere il piano e approvarlo (Deliberazione GR n.69/15 del 23.12.2016), accumulando così ritardi su ritardi e decidendo di saltare la VAS sia per non andare in procedura di infrazione, sia per mettere in sicurezza la realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo e di salvaguardare, prima di tutto, gli interessi della Giunta e dell’apparato regionale, responsabili di atti amministrativi su Tossilo, già giudicati illegittimi e irregolari dalle citate sentenze del TAR e ancora oggi al vaglio del Consiglio di Stato1.


Fatti contestati

Primo punto (1): violazione della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipa-zione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (Aarhus, Danimarca, 25 giugno 1998).

Non è stato consentito alle comunità interessate di partecipare e condividere le scelte previste nell’aggiornamento del Piano Rifiuti, determinanti per il futuro della stessa comunità, contrariamente a quanto previsto dalla Direttiva 2003/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003, recante norme per la partecipazione del pubblico all'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale che modifica le Direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE, relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia, recepita dall’Italia con D.Lgl. 3 aprile 1996, n. 152 e s.m.i., dal Regolamento (CE) n. 1367/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 6 settembre 2006, sull’applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale e dalla stessa convenzione di Aarhus, recepita dalla Stato italiano con la legge 16 marzo 2001, n. 108.
Come riportato in premessa, il Comitato Non Bruciamoci il Futuro, l’Associazione Zero Waste Sardegna e il Comitato Cittadini Liberi, anche per il tramite del Coordinamento sardo Non Bruciamoci il Futuro, hanno più volte richiesto alla Regione Sardegna la partecipazione e il coinvolgimento sul tema della gestione dei rifiuti e sull’aggiornamento del Piano Rifiuti, senza ottenere alcuna risposta
Non sono state neppure accolte le richieste di partecipazione e di coinvolgimento sulle scelte dell’aggiornamento del piano rifiuti sollecitate da diversi Comuni che hanno deliberato anche un o.d.g. in cui si richiedeva la sospensione della procedura di verifica di assoggettabilità a VAS (Arborea: delibera C.C. n. 82 del 30.11.16; Modolo: delibera G.C. n 66 del 01.12.2016; Olzai: delibera C.C. n. 25 del 13.11.2016; Pau: delibera CC n 22 del 07.11.2016; Sarule: delibera C.C. n. 25 del 19.11.2016; Sorgono: delibera C.C. n 29 del 29.11.2016).


Secondo punto (2): violazione della Direttiva comunitaria 2001/42/CE relativa alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS)

L’aggiornamento del Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani non è stato assoggettato alla procedura di VAS, come prevedono la direttiva n 2001/42/CE (art. 3, par. 2) e il D.lgs. n. 152/2006 e s.m.i. (artt. 6, comma 2, e 11), normative che si applicano anche agli ampliamenti e/o modifiche di piani al fine di verificarne gli impatti cumulativi.
La direttiva 2001/42/CE (comunemente conosciuta come Direttiva VAS) introduce l’obbligo della valutazione ambientale per tutti i piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente. Essa è stata recepita a livello nazionale dal D. Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 e ss.mm.ii. La Direttiva si applica obbligatoriamente a piani e programmi di numerosi settori, fra cui il settore della gestione dei rifiuti.
La VAS si connota inoltre per una complessa procedura, che mira al più ampio coinvolgimento di tutti i soggetti, pubblici o privati, comunque interessati dalla pianificazione, e giunge ad una valutazione comparata di ogni effetto ambientale, positivo o negativo, prevedibile o previsto, del piano da adottare.
A livello regionale la procedura VAS è stata regolamentata dal Decreto del Presidente della Giunta Regionale della Sardegna n. 34/33 del 7.08.2012, con cui sono state prescritte le direttive per lo svolgimento delle procedure di valutazione ambientale.
In particolare, l’art. 8 (“Piani o programmi da sottoporre a VAS”), prevede che “Devono essere sottoposti a valutazione ambientale strategica i piani o programmi: che sono elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli”.

Alla procedura di VAS la Regione Sardegna ha preferito la verifica di assoggettabilità a VAS.
Più specificatamente il Servizio TAT dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente ha ritenuto che l’aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti urbani ricada nella fattispecie prevista dall’art. 6, comma 3 del D.Lgs. 152/2006 (e s.m.i.) in quanto lo stesso determinerebbe modifiche minori del vecchio piano del 2008 che non introducono nuovi aspetti ambientali rispetto a quelli già individuati e valutati nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica condotta precedentemente all’approvazione del vecchio piano rifiuti del 2008,.
Lo stesso Servizio TAT nel mese di ottobre del 2016 ha quindi avviato la procedura di verifica di assoggettabilità a VAS, pubblicando il Rapporto Ambientale Preliminare sul sito della regione (http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=320450&v=2&c=4807&idsito=18).
In detto rapporto preliminare veniva proposta la non assoggettabilità a VAS relativa all’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani.

L’aggiornamento del Piano dei Rifiuti, invece, è palesemente nuovo e diverso rispetto al precedente, determina nuovi ed evidentissimi impatti ambientali e si basa su una situazione ambientale e su dati completamente diversi da quelli considerati nella VAS del 2008, ancorché datati, carenti di informazioni e non più attuali.
Il nuovo Piano prevede infatti una produzione di rifiuti largamente inferiore a quanto stimato in precedenza (piano 2008: 830.000 t/anno; nuovo piano 690.000 t/anno) e un aumento consistente della Raccolta differenziata che passerà dal 65% all’80%, obiettivi che dovranno essere raggiunti prioritariamente dai Comuni, e quindi dai cittadini, esclusi dalla partecipazione e condivisione di tali scelte.
Viene proposto un unico scenario di smaltimento/incenerimento di tutto il rifiuto indifferenziato introducendo un nuovo sistema a due poli (Cagliari e Macomer) non previsto dal precedente piano che invece proponeva cinque scenari. A tal proposito si rimanda alle citate sentenze del TAR Sardegna n. 627, 628 e 629 del 2016 che, annullando tutti gli atti amministrativi ed endoprocedimentali del nuovo inceneritore di Tossilo, chiariscono bene questi aspetti (vedasi Allegato 5).
Il polo di incenerimento di Sassari, definito dall’aggiornamento del piano impropriamente terzo polo, viene soppresso e sostituito con quello di Macomer/Tossilo, che invece nel vecchio piano doveva essere adeguato, senza aumento di capacità, e dismesso a fine transitorio.
La comparazione energetica ambientale effettuata nel Rapporto Ambientale preliminare risulta inoltre incongruente. Il confronto proposto tra lo scenario evolutivo previsto al 2022, la situazione attuale (2014) e lo scenario di incenerimento a 3 poli del vecchio piano non ha infatti senso perché quest’ultima configurazione era stata esclusa dalla delibera di approvazione del piano del 2008 (delibera n. 73/7 del 20 dicembre 2008). In ogni caso, con il nuovo piano, saranno inceneriti 160.000 t/anno di rifiuti, contro le circa 120.000 ton/anno della situazione attuale (2014). Si tratta di ben 40.000 t/anno di rifiuto secco indifferenziato in più che sarà sottoposto ad incenerimento con un conseguente e ovvio peggioramento del quadro emissivo, diversamente da quanto postulato dalla determina del Servizio SVA n. 747 del 6.12.2016 (Allegato 6). Tale determina ha infatti stabilito la non assoggettabilità a VAS dell’aggiornamento del Piano sostenendo che “gli impatti sulla componente atmosfera … possono ritenersi non significativi” e che l’aggiornamento determinerà pertanto un “miglioramento del quadro emissivo regionale complessivo in riferimento al minore quantitativo di rifiuti che, secondo le previsioni, saranno avviati a termovalorizzazione. L’implementazione di impianti più moderni, conseguente ai previsti interventi di revamping dei poli di Cagliari e di Macomer, inoltre, dovrebbe garantire rendimenti più elevati con conseguenti minori emissioni per unità di rifiuto bruciato. L’impatto positivo è certo e di lunga durata, in considerazione della progressiva riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti e, conseguentemente, di quelli avviati a termovalorizzazione;
Tali affermazioni sono del tutto infondate in quanto il quantitativo dei rifiuti inceneriti aumenterà rispetto alla situazione attuale così come aumenteranno le emissioni nocive che, pur essendo minori per unità di rifiuto bruciato, saranno invece complessivamente maggiori a causa della maggiore quantità di rifiuti inceneriti.
Lo stesso ragionamento può essere fatto anche per quanto riguarda gli impatti sulle emissioni di CO2 che la suddetta determina ritiene ugualmente “non significativi” per le seguenti motivazioni: “minore quantitativo di rifiuti avviati a termovalorizzazione. L’implementazione di impianti più moderni, conseguente ai previsti interventi di revamping dei due poli di Cagliari e di Macomer, inoltre, dovrebbe garantire rendimenti più elevati con conseguenti minori produzioni di CO2 per unità di rifiuto bruciato. L’impatto positivo è certo e di lunga durata, in considerazione della progressiva riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti e, conseguentemente, di quelli avviati a termovalorizzazione.
A questo riguardo occorre evidenziare che il Comitato Non Bruciamoci il Futuro, l’Associazione Zero Waste Sardegna e il Comitato Cittadini Liberi, pur se non previsto dalla procedura regionale di verifica di assoggettabilità a VAS, in data 23.11.2016 avevano presentato proprie osservazioni al Rapporto Ambientale Preliminare dell’aggiornamento del Piano (Allegato 7), finalizzate a richiedere l’attivazione della procedura di VAS, “per garantire la partecipazione dei cittadini alle scelte che possono incidere sulla loro salute, sulla conservazione delle risorse ambientali e sullo sviluppo sostenibile dei territori in cui vivono.”
Tali osservazioni si concludevano richiedendo tra le altre cose che venissero valutate anche le variazioni delle emissioni climalteranti prodotte dall’impiantistica di incenerimento proposta nell’aggiornamento del piano e in particolare la stima delle variazioni di CO2, derivante dalla realizzazione a regime (2022) dell’impiantistica di incenerimento rispetto alla situazione attuale (2014) .
La risposta del Servizio Valutazione Ambientali (SVA) della Regione Sardegna (Allegato 8), pervenuta dopo tre mesi dalla presentazione delle osservazioni e dopo due dall’approvazione dell’aggiornamento del Piano, risulta in contraddizione rispetto a quanto affermato nella determina sopracitata, proprio relativamente alle emissioni di CO2, confermando in buona parte le nostre contestazioni.
Il Servizio SVA sostiene infatti che:”Dall’analisi dei risultati si evince come, seppure rispetto alla situazione attuale possa prevedersi un incremento delle emissioni di CO2 riferibili alla fase di termovalorizzazione, in ragione del maggior quantitativo di rifiuti che si prevede di avviare allo smaltimento rispetto al dato riferito al 2014, tuttavia tale incremento dovrebbe essere abbondantemente compensato dalle emissioni di CO2 evitate grazie al consistente recupero di materia atteso a seguito delle azioni di potenziamento delle raccolte differenziate e di incoraggiamento delle attività di riciclaggio. Dall’analisi dei risultati del bilancio globale delle emissioni di CO2, infatti, emerge come nello scenario elaborato per l’aggiornamento del Piano le emissioni di CO2 evitate sono stimate in 54.518 tonnellate, contro le 10,601 tonnellate di CO2 evitate nel 2014”.
Quindi da una parte (determina n. 747 del 6.12.2016) il Servizio SVA sostiene che gli impatti delle emissioni di CO2 saranno non significativi in relazione al minor quantitativo di rifiuti avviati a termovalorizzazione, dall’altra (risposta SVA del 23.02.2017) lo stesso SVA si contraddice prevedendo invece un incremento delle emissioni di CO2 in relazione al maggior quantitativo di rifiuti da avviare a incenerimento.
Che poi ci possa essere una compensazione nel bilancio globale delle emissioni di CO2, in relazione al potenziamento delle raccolte differenziate, è un fatto del tutto evidente, come risulta altrettanto evidente che con la dismissione di Tossilo le emissioni di CO2 evitate sarebbero ancora maggiori e pressoché pari a zero con l’abbandono della pratica antieconomica e inquinante dell’incenerimento dei rifiuti.

A tal proposito occorre evidenziare che non sono stati considerati altri scenari attuabili, come appunto la dismissione/soppressione del polo di incenerimento di Tossilo, prevista dalla delibera di approvazione del vecchio piano del 2008, il mantenimento del solo polo di Cagliari, eventualmente anche depotenziato o anche la soppressione dei poli di incenerimento a favore di tecnologie alternative, attualmente disponibili.

La sopracitata determina del Servizio SVA (vedasi allegato 6) sostiene inoltre che “le modifiche proposte per l’aggiornamento dl Piano non introducono nuovi aspetti ambientali rispetto a quelli già individuati e valutati nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica condotta preliminarmente all’approvazione del piano vigente, del 2008”.
In realtà, come precedentemente evidenziato, la VAS del 2008 doveva essere anch’essa aggiornata in quanto fuori contesto temporale e territoriale, con evidenti carenze di informazione e di dati rispetto alla situazione attuale.
Dal Rapporto Ambientale redatto nella procedura di assoggettabilità VAS del 2008 si evince infatti che:
  1. L’esame della qualità dell’aria in Sardegna è stato condotto sulla base dei dati del 2006, forniti dalla rete di monitoraggio regionale mediante centraline dislocate nel territorio sardo. In tale contesto si è evidenziato che nell’area di Macchiareddu, ove insiste l’inceneritore di Capoterra, uno dei due poli di incenerimento individuati anche nell’aggiornamento del Piano, sono presenti quattro stazioni di misura. Esse tuttavia non risultano essere rappresentative a causa della loro eccessiva vicinanza rispetto al principale insediamento industriale. Le stazioni di monitoraggio hanno registrato un alto numero di superamenti dei limiti di legge legati all’ozono, alle polveri sottili ed al biossido di zolfo.
  2. I dati delle emissioni si riferiscono alla pubblicazione realizzata dall’APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici), pubblicata nel 2004, che contiene la stima delle emissioni relativa all’anno 2000.
  3. Gli indicatori di stato per la qualità delle acque si riferiscono al Piano Tutela delle acque del 2006 che evidenzia una situazione non soddisfacente della qualità delle acque superficiali e sotterranee. E’ stato considerato non soddisfacente anche lo stato qualitativo dei corpi idrici destinati alla produzione di acqua potabile: su 45 stazioni monitorate, nessuna si trova in classe A1, solo il 17,8% si trova in classe A2, e il 37%, infine, si trova in classe A3;
  4. I dati sull’uso del suolo fanno riferimento alla Carta dell’uso del suolo della Regione Sardegna del 2003;
  5. Per quanto riguarda le aree a rischio di desertificazione si fa riferimento alla “Carta delle aree sensibili alla desertificazione” dell’ERSAT-SAR del 2004, dove la percentuale di aree già altamente degradate a causa del cattivo uso del terreno risulta pari alla metà del territorio sardo; il resto del territorio è costituito in buona parte da aree fragili e in minima parte da superfici potenzialmente vulnerabili alla desertificazione;
  6. I fattori di minaccia della biodiversità fanno riferimento allo Studio per il Piano nazionale di biodiversità del 2006, caratterizzato dalla carenza di informazioni, ad eccezione delle specie di interesse venatorio, in quanto non esistono programmi di monitoraggio della biodiversità regionale;
  7. Gli Studi epidemiologici in aree industriali fanno riferimento esclusivo al “Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio del Sulcis-lglesiente”, che contiene un documento di sintesi dei risultati di uno studio epidemiologico condotto nelle aree perimetrate dal medesimo Piano, redatto nel 2000 dall’Istituto Superiore di Sanità. Gli autori di tale documento identificano un significativo eccesso di rischio in particolare per gli uomini e per alcune categorie di tumori (polmone-trachea-bronchi, rene e vescica), senza tuttavia che esso raggiunga "livelli eclatanti”;
  8. le valutazioni degli effetti prodotti dal piano è stata svolta a partire dal 2006 e sino al 2012, così come le misure di mitigazione per ridurre gli impatti locali dovuti alla realizzazione degli impianti di smaltimento/incenerimento, si riferiscono all’adozione di alcune misure progettuali e gestionali derivanti da norme ancora vigenti ma non aggiornate a nuove disposizioni

Anche la Provincia di Nuoro, in qualità di soggetto competente in materia ambientale coinvolto nella procedura di verifica di assoggettabilità a VAS dell’aggiornamento del piano, ha sostenuto la necessità di una nuova VAS, come meglio specificato al terzo punto.


Terzo punto (3): violazione delle Direttive comunitarie relative alla conservazione degli Habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (92/43/CE) e degli Uccelli selvatici (2009/147/CE)

L’aggiornamento del Piano non è stato neppure sottoposto alla valutazione obbligatoria di Incidenza Ambientale, prevista dalle Direttive “Habitat” (92/43/CE) e “Uccelli selvatici” (2011/147/CE), nonché dal DPR n. 357 dell’8 settembre 1998 e s.m.i (art 5 e Allegato G), né tale valutazione è stata ricompresa nel Rapporto Ambientale preliminare relativo alla procedura di assoggettabilità a VAS.
L’art. 6 della Direttiva Habitat prevede infatti che qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito, ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, sia soggetto a procedura di valutazione di incidenza ambientale, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. La valutazione si applica inoltre anche a qualsiasi piano o progetto che, pur sviluppandosi all'esterno, può comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito.
Anche l’art. 4 della Direttiva Uccelli stabilisce che “Gli Stati membri adottano misure idonee a prevenire, nelle zone di protezione di cui ai paragrafi 1 e 2, l’inquinamento o il deterioramento degli habitat, nonché le perturbazioni dannose agli uccelli che abbiano conseguenze significative in considerazione degli obiettivi del presente articolo. Gli Stati membri cercano inoltre di prevenire l’inquinamento o il deterioramento degli habitat al di fuori di tali zone di protezione”.
Tale concetto viene rafforzato nella “Guida all'interpretazione dell'art. 6 della direttiva Habitat" della Commissione europea che sottolinea l’importanza dell’applicazione delle salvaguardie di cui all’art. 6, paragrafo 3, alle pressioni di sviluppo all’esterno di un sito Natura 2000, che possano avere incidenze significative su di esso. Viene tra l’altro evidenziato che “la procedura dell’art. 6, paragrafi 3 e 4, è attivata non dalla certezza ma dalla probabilità di incidenze significative sugli habitat e sulle specie derivanti non solo da piani o progetti situati all’interno di un sito protetto, ma anche da quelli ad di fuori di esso”.
Il Rapporto Ambientale preliminare dell’aggiornamento del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani, pur sostenendo “di poter escludere impatti diretti sulla aree appartenenti alla rete Natura 2000, designate come SIC e/o ZPS”, non fornisce nella sostanza gli elementi necessari e che possano escludere incidenze significative dirette e indirette sulla rete Natura 2000, come prevede la normativa comunitaria e nazionale in materia, finalizzata a contribuire alla salvaguardia della biodiversità e ad assicurare il mantenimento delle specie selvatiche e degli habitat presenti in tali siti in uno stato di conservazione favorevole.
Lo stesso comma 3 dell’art. 10 del D.Lgs. n. 152/2006 stabilisce che lo studio preliminare ambientale debba contenere la valutazione di incidenza come di seguito specificato al comma 3 dell’art.10 del D.Lgs 152/2006: “La VAS e la VIA comprendono le procedure di valutazione d'incidenza di cui all'articolo 5 del decreto n. 357 del 1997; a tal fine, il rapporto ambientale, lo studio preliminare ambientale o lo studio di impatto ambientale contengono gli elementi di cui all'allegato G dello stesso decreto n. 357 del 1997 e la valutazione dell'autorità competente si estende alle finalità di conservazione proprie della valutazione d'incidenza oppure dovrà dare atto degli esiti della valutazione di incidenza. Le modalità di informazione del pubblico danno specifica evidenza della integrazione procedurale.
Occorre tra l’altro evidenziare che la valutazione di incidenza era stata effettuata solo parzialmente nella precedente VAS relativa al Piano regionale della Gestione dei Rifiuti Urbani del 2008 e, rispetto a quanto previsto dall’allegato G, aveva interessato esclusivamente le caratteristiche del piano. Le interferenze di area vasta del Piano con il sistema ambientale non erano stati presi in considerazione “…in quanto il Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani non individua l’ubicazione di nuovi interventi bensì prevede eventuali adeguamenti di quelli esistenti, che scaturiranno dalle scelte che verranno adottate dall’Autorità d’ambito in funzione dello scenario da attuarsi. Pertanto, come previsto dal paragrafo 5.3.2 del presente rapporto ambientale, la verifica dell’uso delle risorse naturali e la valutazione delle interferenze sono rimandate, per ogni singolo intervento e il relativo sito di impianto, alla verifica da svolgersi in occasione delle verifiche di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale e della stessa valutazione di impatto ambientale, in occasione delle valutazioni di incidenza di cui al D.P.R. 8.9.1997, n. 357, nonché in occasione del rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione e all’esercizio degli impianti di cui all’art. 208 del D. Lgs. n. 152/2006, oppure di cui al D. Lgs. n. 59/2005 (autorizzazione integrata ambientale).
Poiché nell’aggiornamento del piano è presente soltanto uno scenario, la Valutazione Ambientale di Incidenza doveva essere effettuata, anche in considerazioni del fatto che il Rapporto ambientale del Piano del 2008 non forniva informazioni e valutazioni sullo stato della biodiversità regionale. A conferma di ciò, come è stato già sottolineato, lo stesso rapporto del 2008 al paragrafo 2.2.3 aveva affermato che “Gli indicatori di stato e impatto “Livello di minaccia delle specie animali” e “Livello di minaccia di specie vegetali” sono caratterizzati dalla carenza di informazioni, ad eccezione delle specie di interesse venatorio, in quanto non esistono programmi di monitoraggio della biodiversità regionale”.


Quarto punto (4): irregolarità della procedura di Verifica di assoggettabilità a VAS
L’intera procedura di verifica di assoggettabilità a VAS, attivata dai rispettivi servizi regionali (TAT e SVA), è caratterizzata da forzature e diversi profili di irregolarità che hanno costituito la base del nostro nuovo ricorso al TAR Sardegna contro l’aggiornamento del piano rifiuti (Allegato 9), ricorso intentato anche dai Comuni di Sarule, Olzai, Gavoi e Arzana.
L’autorità procedente (Servizio TAT), in collaborazione con il servizio SVA, non ha convocato tutti i soggetti competenti in materia ambientale e non ha individuato alcun ente territoriale interessato, come previsto dall’allegato C della delibera n. 34/33 del 07.08,2012, recante “direttive per lo svolgimento delle procedure di Valutazione Ambientale”.
Come si evince dalla sopracitata determinazione n. 747 del 06.12.2016 del Servizio SVA non sono stati invitati, tra i soggetti competenti in materia ambientale, gli Enti gestori delle aree protette che, secondo l’art. 4 dell’Allegato C della suddetta delibera, devono essere convocati obbligatoriamente.


Allegato C - delibera n. 34/33 del 07.08.2012
Art. 4
(Soggetti competenti in materia ambientale ed enti territorialmente interessati)
1. L’autorità procedente individua, in collaborazione con il Servizio SAVI, i soggetti competenti in materia ambientale e gli enti territorialmente interessati. Di seguito sono riportati gli enti da consultare obbligatoriamente:
- ARPAS;
- Enti gestori delle aree protette;
- Province competenti per territorio;
- Uffici Regionali di tutela del paesaggio.


Pur stabilendo la norma regionale potere discrezionale sulla convocazione di “enti territorialmente interessati”, è risultata chiara la volontà dei Servizi TAT e SVA dell’Assessorato di escludere finanche quei comuni nei cui territori di competenza ricadono impianti di smaltimento (inceneritori e discariche) in quanto enti maggiormente interessati agli effetti e alle ricadute dell’aggiornamento del Piano.

Un ulteriore elemento di irregolarità riguarda il mancato rispetto dei tempi messi a disposizione ai soggetti competenti in materia ambientale individuati e/o convocati nel procedimento di verifica di assoggettabilità a VAS per le osservazioni al Rapporto Ambientale Preliminare.
In data 2 novembre 2016, infatti, presso gli uffici dell’Assessorato Difesa Ambiente della Regione Sardegna si è tenuta la riunione di “presentazione ai soggetti competenti in materia ambientale del Rapporto Ambientale preliminare dell’aggiornamento del Piano dei Rifiuti”, presentazione prevista appunto nell’ambito del procedimento di verifica di assoggettabilità a VAS. Nel corso della riunione il responsabile del servizio SVA ha fissato il termine per l’invio di eventuali osservazioni da parte dei soggetti competenti in materia ambientale nel trentesimo giorno a partire dal 19.11.2016, come risulta dal resoconto della riunione (Allegato 10). Poiché il parere di non assoggettabilità a VAS è stato esitato in data 6.12.2016 con determinazione n. 747, ben 12 giorni prima del termine, risulta evidente che il servizio SVA ha anticipato l’esito della verifica non consentendo a tutti i soggetti competenti in materia ambientale di presentare eventuali osservazioni entro i termini che lo stesso servizio aveva stabilito.

Non è stato preso in considerazione neppure il parere espresso dalla Provincia di Nuoro (Settore Ambiente) del 21.11.2016 (Allegato 11), quale soggetto competente in materia ambientale, sulla verifica di assoggettabilità a VAS. In particolare sempre l’Allegato C della delibera di G.R. n. 34/33 del 07.08.2012 (comma 7, art. 7) prevede che i contributi dei soggetti competenti in materia ambientale, come quello della Provincia di Nuoro, siano oggetto del provvedimento della procedura di verifica di assoggettabilità a VAS. Nella determinazione del Servizio SVA n. 747 del 06.12.2016, in esito alla verifica di assoggettabilità a VAS, nulla si dice a riguardo delle osservazioni inviate dalla Provincia di Nuoro e delle criticità evidenziate.


Allegato C della delibera di G.R. n. 34/33 del 07.08.2012
Art. 7
7. Il provvedimento di verifica deve contenere una valutazione puntuale dei criteri previsti dall’Allegato C1 e dei contributi dei soggetti competenti in materia ambientale e deve rendere conto di come gli stessi sono stati presi in considerazione per la formulazione del provvedimento di verifica.


Le osservazioni al Rapporto Ambientale Preliminare della Provincia di Nuoro hanno riguardato i seguenti punti e il seguente parere:
  1. non risultano coinvolti tra i soggetti competenti in materia ambientale:
    • i Comuni e le Unioni dei Comuni, in qualità di principali, se non unici attori, che dovranno adoperarsi al fine del raggiungimento degli obiettivi generali e specifici dell’aggiornamento del Piano, quali ad esempio la riduzione del 10% della produzione dei rifiuti urbani, il raggiungimento dell’80% di raccolta differenziata, la riduzione del conferimento in discarica di RUB, ecc.,
    • gli Enti gestori delle aree protette, individuati dalla delibera GR 34/33 del 2012 quali soggetti da consultare obbligatoriamente;
  2. l’aggiornamento del Piano prevede una produzione di rifiuti largamente inferiore a quanto stimato in precedenza ed il raggiungimento dell’80% di raccolta differenziata; tale presupposto e tale obiettivo sono sostanzialmente diversi dal Piano del 2008 e comportano una conseguente revisione sostanziale della pianificazione. Inoltre, si ritiene che il confronto degli impatti conseguenti all’aggiornamento del Piano debba essere riferito agli scenari attuabili;
  3. il Piano del 2008 individuava un livello di gestione integrata provinciale per l’organizzazione della fase di raccolta e trasporto dei materiali. Considerate le recenti riforme in materia di enti locali, tale aspetto pianificatorio non è presente;
  4. gli scenari regionali non sono declinati e/o articolati per i singoli territori, ad esempio nulla viene detto relativamente alla destinazione di conferimento del rifiuto residuale del nord Sardegna, precedentemente destinato al nuovo impianto di Sassari;
  5. si ritiene inoltre opportuno approfondire in termini di analisi costi-benefici, il revamping di un impianto di Tossilo la cui funzionalità è stabilita per un periodo transitorio (2019.2030);
  6. non viene riportata un’analisi in merito all’entità degli impatti che la pianificazione proposta sulle matrici ambientali, con riferimento ai contenuti dell’Allegato 1 alla parte II del D.Lgs. n. 152/2006;
  7. non sono adeguatamente valutate le ricadute socio-economiche sul territorio e sulla popolazione, soggetto attuatore degli obiettivi del Piano.
Per quanto sopra, ritenuto che:
    • l’aggiornamento del Piano determina impatti significativi, ex art. 5, lettera c), del D.Lgs. n. 152/2006, sull’intero territorio regionale;
    • il rapporto ambientale preliminare, ex art. 12, comma 1, del D.Lgs. n. 152/2006, non definisce in modo compiuto lo stato attuale dell’ambiente, non approfondisce adeguatamente le successive problematiche e le eventuali mitigazioni e/o compensazioni;
    • l’espletamento della procedura di VAS ed in particolare la predisposizione del rapporto ambientale, corredato da un adeguato piano di monitoraggio, sia la modalità che meglio garantisca una valutazione dell’alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta e indiretta, a breve e a lungo termine, permanente o temporanea, singola o cumulativa, positiva o negativa degli esiti della pianificazione proposta, in tutte le fasi di realizzazione e gestione, da effettuarsi in un corretto e completo ambito di influenza territoriale, ambientale e di fattibilità economica;
si esprime parere di assoggettabilità alla procedura di VAS per l’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani.

Secondo quanto riportato dalla Provincia di Nuoro, nel procedimento di verifica di assoggettabilità a VAS sono quindi ravvisabili irregolarità procedurali (mancata convocazione Enti gestione Parchi) e istruttorie. Il Rapporto Ambientale Preliminare nella sostanza non contiene tutti i dati e le informazioni sulle caratteristiche degli impatti e delle aree che possono essere interessate e soprattutto sui rischi per la salute umana e per l’ambiente, come stabilito dall’allegato 1 del D,Lgs, 152/2006 sopra richiamato, e non fornisce inoltre un quadro completo delle modifiche proposte nell’aggiornamento del Piano. Per questi motivi la Provincia richiede che venga attivata la procedura di VAS.

Quinto punto (5): mancato rispetto delle indicazioni dell'art. 4 della Direttiva 2008/98/CE, relativo alla corretta gestione dei rifiuti, recepito dallo stato italiano con l'art. 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 come sostituito dall'art. 4 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 e mancato rispetto dell’economia circolare.

La Direttiva 2008/98/CE ha stabilito che la corretta gestione dei Rifiuti deve rispettare una precisa gerarchia di azioni, che segue un ordine dettato dal livello di priorità e sostenibilità ambientale:
a) prevenzione
b) preparazione per il riutilizzo/riuso
c) riciclo
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia
e) smaltimento.

Sul piano generale il nuovo Piano regionale dei rifiuti, pur riferendosi all'obbligo sancito dalle Direttive Europee e dalle norme nazionali di rispettare la gerarchia del trattamento dei rifiuti, assume però, nella sua delineazione dello scenario futuro sino al 2030, che tale obbligo vada rispettato mediante sistemi di trattamento termico, e che tutto il rifiuto urbano residuo debba dunque passare attraverso sistemi di incenerimento.
Questo non è condivisibile né corretto, in quanto non c’è nulla che attesti un tale obbligo nelle Direttive UE e nelle norme nazionali.
E' nostra convinzione che l'incenerimento del secco residuo sia una scelta univoca e aprioristica degli autori del Piano, confermata anche dalle seguenti considerazioni.

a) Sono stati sovrastimati i quantitativi di secco residuo da inviare ad incenerimento
Nel Piano viene massimizzato il computo delle necessità di ulteriore incenerimento, eludendo di fatto alcuni passaggi di calcolo.
Tra le distorsioni di calcolo e assunti erronei fondamentali:
  • non vengono considerati gli effetti quantitativi di programmi di prevenzione/riduzione del rifiuto che sono però resi obbligatori dall'articolo 29 della Direttiva 2008/98, o dallo stesso Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (Decreto Direttoriale 7 ottobre 2013);
  • il citato Decreto Direttoriale prevede i seguenti obiettivi al 2020: riduzione della produzione di rifiuti urbani del 5% per unità di PIL; Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil; Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil, tramite l'adozione di strumenti economici, fiscali e di regolamentazione che fanno leva sull’interesse individuale dei soggetti privati. Entro un anno le Regioni sono tenute a integrare la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale;
  • non si considerano gli scenari incrementali di recupero di materia attualmente in discussione a livello UE, nel corso del dibattito sulla “Economia Circolare”; scenari che comporterebbero un aumento degli obiettivi di recupero di materia. Evidentemente, la cosa non potrà coesistere con una situazione di infrastrutturazione "pesante", come previsto dal Piano, mediante impianti che richiedono alimentazione con flussi di rifiuti garantiti per 20-30 anni;
  • la necessità di incenerimento dei materiali da raccolta differenziata viene computata senza tener conto che gran parte degli scarti inceneribili sono anche, in modo più coerente con le gerarchie UE e con migliore profitto economico, riciclabili.

b) Non viene effettuata una valutazione comparativa con scenari diversi dall'incenerimento.
Non vengono presi in esame scenari operativi alternativi, come gli impianti a freddo con recupero di materia che non solo sono praticabili e praticati, anche con la riconversione degli attuali impianti di TMB, ma si stanno diffondendo nelle programmazioni locali in molte parti d'Italia in quanto mantengono flessibilità nel medio-lungo termine, grazie alla convertibilità di tali impianti a trattare materiali da RD. Il che consente di accompagnare la crescita delle raccolte differenziate e la minimizzazione progressiva del secco residuo.

Nell'ottica dell'implementazione delle politiche di gestione dei rifiuti coerenti con l'economia circolare, il nuovo Piano si sofferma però ad analizzare le possibilità e le problematiche relative al recupero 1) delle scorie da incenerimento e 2) del secco residuo.
1) Recupero delle scorie da incenerimento.
L'esame della situazione e delle prospettive future si apre con questa premessa: In un contesto che si vuole sempre più circolare, la pianificazione regionale deve ricercare la possibilità di inserire elementi di circolarità identificabili anche in una efficace gestione delle scorie prodotte durante la combustione dei rifiuti urbani. In particolare, in un'ottica di economia circolare lo smaltimento in discarica delle scorie risultanti dal processo di combustione rappresenta una perdita di materiali strategici alla quale è necessario ovviare.
Il Piano rileva come, in Sardegna, gli impianti per il recupero di tali scorie siano del tutto assenti e anche valutandone la possibile realizzazione, la prospettiva di recupero più vantaggiosa sarebbe quella relativa all'impiego nei sottofondi stradali o nei riempimenti, opzione, tuttavia, che si caratterizza per le maggiori problematiche ambientali legate al rilascio di inquinanti.
Nonostante le criticità evidenziate, l'analisi si chiude con l'indicazione di un avvio al riutilizzo fuori regione delle scorie di incenerimento e di “apposita direttiva regionale atta a favorire l’avvio al recupero delle scorie, in quanto non può essere accettato il conferimento in discarica dell’intera produzione di scorie dalle linee di termovalorizzazione ma, al più, solo degli scarti del pretrattamento, finalizzato al recupero, eventualmente necessario”.

2) Recupero del secco residuo
Il Piano riporta i risultati di una indagine sperimentale condotta sul secco residuo proveniente da raccolta differenziata, evidenziando che questa ha permesso di attestare un tenore ancora significativo di materiali riciclabili (30% del totale, cui si aggiunge la frazione rappresentata dai “panni igienici”, che in alcune realtà rappresenta il 40-50% del totale), ma che al momento l'operazione di separazione si presenta difficoltosa e onerosa in quanto mancano in Sardegna linee dotate di separatori ottici e si è dovuto procedere nella sperimentazione con la sola selezione manuale, che ha consentito di separare una quantità di valorizzabili pari a circa il 20% del totale lavorato.

Si afferma anche che “rappresenta un elemento di sicuro interesse la possibilità di intervenire con separazioni automatizzate eventualmente da perfezionare con cernita manuale, così come in fase di sperimentazione in altre realtà nazionali. Al momento questa sperimentazione non è stata ancora possibile in quanto le linee di selezione esistenti sul territorio regionale (sostanzialmente legate ai centri di selezione COREPLA) non sono ancora dotate di separatori ottici (attualmente in fase di installazione) che consentirebbero una selezione automatizzata e, quindi, un potenziale incremento delle portate a lavorazione.
In quest'ottica, la Regione Sardegna, promuoverà ulteriori sperimentazioni sulla fattibilità tecnico-economica di interventi di separazione di valorizzabili dal secco residuo presso centri di selezione del territorio regionale dotati di separatori automatizzati e su flussi di secco residuo provenienti da realtà in cui è stata raggiunta una percentuale di R.D. almeno del 75% e la realizzazione sul territorio regionale di impianti sperimentali di riciclo di panni igienici. Inoltre, “qualora i risultati dovessero fornire indicazioni adeguatamente attendibili ed estendibili alla piena scala in termini di fattibilità tecnico-economica, potrà essere elevato ad azione di Piano tendente a ridurre la richiesta di potenzialità di termovalorizzazione.”

Nonostante le percentuali di recupero di materiali documentate con la sperimentazione, e la possibilità di ulteriori possibili sviluppi, si afferma però che il recupero di materiali riciclabili dal secco residuo è un'operazione anacronistica e disincentivante nei confronti della raccolta differenziata.

Dunque il recupero delle scorie da incenerimento (una pratica posta al 4° posto della gerarchia europea) viene definito come congruente con gli obiettivi dell'economia circolare e una perdita di materiali strategici alla quale è necessario ovviare; al contrario, il recupero di materiali ancora riciclabili dal secco residuo (al 3° posto nella gerarchia europea) è definito anacronistico e disincentivante.
E' evidente che le due problematiche si pongono in assoluta contrapposizione: recuperando la maggior parte del secco residuo non si potrebbero più tenere in piedi i 2 inceneritori e non esisterebbero scorie da recuperare.

L’aggiornamento del Piano non tiene conto che gli inceneritori in Sardegna hanno un problema di fondo: possono recuperare, tra l’altro con un rendimento molto basso, energia elettrica dal processo di combustione ma, a differenza di analoghi impianti italiani ed europei, non hanno la possibilità di recuperare l’energia termica prodotta in quanto non esistono utenze, né industriali  né civili, che ne possano beneficiare. Tra l’altro i costi di incenerimento in Sardegna (166 €/t) sono i più alti d’Italia ed è lo stesso aggiornamento a dircelo: “la tariffa praticata in Sardegna risulta la più elevata, significativamente superiore alla tariffa media nazionale (di circa 40 €/t) e di quelle delle fasce tariffarie maggiori (di circa 20 €/t).”
In ogni caso la previsione di incenerire tutto il rifiuto secco indifferenziato, costituito dal 20% dei rifiuti prodotti a regime nel 2022, costituirà una pesante barriera infrastrutturale al conseguimento di tassi di riciclaggio più alti, barriera che si rifletterà negativamente nel perseguimento dell’economia circolare, tanto enfatizzata nell’aggiornamento del Piano, anche perché le previsioni del piano, effettuate sino al 2030, mettono una pesante ipoteca anche ai futuri aggiornamenti del Piano che obbligatoriamente dovranno essere aggiornati “almeno ogni 6 anni”

Occorre infine evidenziare che recentemente la Commissione europea con una comunicazione del 26 gennaio 2017 al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni ha chiarito "Il ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare", sostenendo che "l’incenerimento dei rifiuti con scarso recupero di energia è considerato una forma di smaltimento e non di recupero. Nel valutare il sostegno finanziario pubblico ai processi di termovalorizzazione è particolarmente importante non compromettere la gerarchia dei rifiuti scoraggiando opzioni di gestione dei rifiuti con un maggiore potenziale in termini di economia circolare. Inoltre, il finanziamento pubblico non dovrebbe favorire la creazione di sovraccapacità, come gli inceneritori, per il trattamento di rifiuti non riciclabili.
In proposito va ricordato che la quantità dei rifiuti non differenziati utilizzati come materia prima nei processi di termovalorizzazione dovrebbe diminuire a seguito degli obblighi di raccolta differenziata e dei più ambiziosi obiettivi di riciclaggio dell’UE. Per questi motivi si invitano gli Stati membri a ridurre gradualmente il sostegno pubblico per il recupero di energia da rifiuti non differenziati.”
E questo è tanto più applicabile al caso del nuovo Piano rifiuti della Sardegna, in quanto gli inceneritori previsti saranno finanziati con fondi pubblici, così come dovrebbe essere applicabile l’invito rivolto agli Stati membri finalizzato a “introdurre una moratoria sui nuovi impianti e smantellare quelli più vecchi e meno efficienti”, moratoria richiesta fra l’altro da due diverse proposte di legge regionali (n. 186 del 19.02.2015 e n. 204 del 24.04.2015) depositate in Consiglio regionale e a tutt’oggi mai discusse.

  1. Se possibile, menzionare le norme del diritto comunitario (trattati, regolamenti, direttive, decisioni ecc.) che, secondo il denunciante, lo Stato membro ha violato:

Decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, relativa alla firma, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (Convenzione Åarhus, Danimarca, 25 giugno 1998),

Direttiva 2003/35/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 26 maggio 2003 che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia

REGOLAMENTO (CE) N. 1367/2006 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 6 settembre 2006 sull’applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale

Direttiva n. 2001/42/CE relativa alla Valutazione Ambientale Strategica

Direttiva n. 2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici

Direttiva n. 92/43/CEE DEL CONSIGLIO, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche

Direttiva 2008/98/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive.