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domenica 1 luglio 2018

Un inganno tira l'altro


Quasi totalmente assente dalla recente campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, la questione ambientale e della gestione dei rifiuti, sembrerebbe improvvisamente dover diventare il centro del programma della nuova Giunta di Macomer appena insediatasi. A dichiararlo in questi giorni è la stessa maggioranza che sostiene il sindaco Antonio Succu, ma le parole utilizzate per supportare questo impegno, più che tranquillizzare, preoccupano. Non si discostano infatti, quelle parole, dalle inesattezze e dalla consueta abitudine che ha caratterizzato la maggioranza uscente a nascondere le proprie gravi responsabilità sulla scelta operata dalla Regione di realizzare un nuovo inceneritore a Tossilo contro gli interessi di Macomer. Una scelta che condizionerà pesantemente lo sviluppo della città e dell'intero Marghine al di la della volontà degli amministratori locali che si succederanno alla guida del territorio nel prossimo futuro.

Si vuole fare intendere alla cittadinanza che l'impegno dell'amministrazione Succu sarà tutto rivolto, col potenziamento della raccolta differenziata, alla riduzione della produzione dei rifiuti per consentire un "progressivo abbandono dello smaltimento per incenerimento". Ancora una volta si gioca sull'ambiguità delle parole per nascondere che, comunque si evolva la situazione della raccolta differenziata a Macomer, il nuovo inceneritore, qualora diventasse operativo, lo rimarrà fino al 2030 (come previsto dal nuovo Piano regionale dei rifiuti) condizionando pesantemente tutte le scelte delle amministrazioni locali in tema di sviluppo nel settore ambientale e non solo. Anche qualora Macomer raggiungesse le percentuali di differenziazione più alte possibili, l'impianto continuerebbe a incenerire rifiuti indifferenziati per un quantitativo pari a 60.000 t/anno (il doppio di quanto inceneriti precedentemente), provenienti dal bacino centro-settentrionale della Sardegna. Cambiano gli interpreti, ma il copione rimane lo stesso! Il nuovo assessore all'Ambiente Andrea Rubattu, a parole contrario alla realizzazione del nuovo inceneritore, accetta questa lettura dei fatti ponendosi nella condizione di svolgere la funzione del paroliere di un copione scritto da altri perché lui lo interpreti per nascondere le gravi responsabilità che la politica che guida il Comune ha avuto nell'approvazione del nuovo inceneritore.

Pur non essendo supportata da alcun documento deliberativo del Consiglio comunale, infatti, è stata proprio l'amministrazione del sindaco Antonio Succu ad avvalorare la realizzazione dell'impianto. In nessuna delle Conferenze di servizio convocate per verificare la fattibilità dell'intervento, infatti, i rappresentanti del Comune hanno sollevato perplessità o opposizioni anche laddove, nelle stesse conferenze, erano emersi elementi di grave criticità sulla sostenibilità ambientale, sanitaria e persino industriale del progetto proposto. Quelle stesse criticità che il Comitato Non Bruciamoci il Futuro e l'Associazione Zero Waste Sardegna hanno raccolto per supportare il loro ricorso amministrativo accolto dal Tar Sardegna, respinto dal Consiglio di Stato e totalmente ignorato dall'amministrazione di Macomer. L'amministrazione di Macomer, rappresentata in sede di Conferenze di servizio VIA/AIA dall'allora assessore all'ambiente Marco Gordini, ha espresso parere favorevole alla sua realizzazione, sostenendo indebitamente le posizioni della Regione.

 Uguale se non più grave responsabilità hanno avuto, in questa vicenda, i rappresentanti politici del territorio in Regione, che avessero ruolo in Consiglio o in Giunta regionale, legati a vario titolo all'amministrazione Succu. Di fronte a questo scenario a nulla oggi serve l'impegno a parole del neo eletto sindaco che si dichiara pronto a «sollecitare ogni istituzione e agenzia sanitaria e ambientale, sul monitoraggio del nostro territorio per la predisposizione di azioni utili alla salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini» visto che l'impatto emissivo del nuovo impianto, qualora entrasse in funzione, sarà superiore rispetto a quello precedente. Quelle parole appaiono senza alcun valore visto che sul tema esistono dei precedenti. Analoghi impegni vennero infatti presi da Antonio Succu, nel 2010 quando, nel suo ruolo di Commissario della Asl di Nuoro, si impegnò per la realizzazione di uno studio epidemiologico sul territorio del Marghine realizzato solo parzialmente. Tale studio parziale, pur evidenziando un aumento significativo della mortalità a causa di patologie tumorali proprio per l'area di Macomer, rispetto ad altre aree del nuorese indagate, è stato utilizzato strumentalmente per escludere correlazioni tra la presenza dell'inceneritore e patologie tumorali, senza effettuare le opportune valutazioni.

Il dibattito aperto sulla questione ambientale dal neo eletto sindaco e dalla maggioranza che si appresta a governare la città appare inoltre quasi surreale. Lo si vorrebbe derubricare a una mera questione legata solamente al buon esito della raccolta differenziata di Macomer laddove le implicazioni che coinvolgono Macomer e il Marghine, in questo settore, hanno una valenza di carattere regionale ben più complessa e importante. Si rimuove colpevolmente il fatto che l'intero sistema di trattamento dei rifiuti di Tossilo, secondo per importanza in Sardegna dopo quello di Cagliari, vive da oltre dieci anni una situazione amministrativa a dir poco singolare e preoccupante con una società mista, la Tossilo Spa, ormai di sola proprietà pubblica guidata da un ente (il Consorzio industriale di Tossilo) sottoposto a liquidazione da circa 10 anni; ci si dimentica che la stessa Tossilo Spa è stata più volte raggiunta da disposizioni di diffida da parte della Provincia di Nuoro per gravi inadempienze riguardo al rispetto dell'Autorizzazione Integrata Ambientale e che recentemente la linea di compostaggio, di competenza della società, è stata interessata da un incendio che ha provocato preoccupazione fra le comunità e gli operatori delle campagne del Marghine. Ci risulta che almeno un secondo incendio si sia sviluppato successivamente nel silenzio delle istituzioni. Ci si dimentica che ancora siamo in attesa di conoscere i risultati delle analisi sulla morie di api denunciata in occasione del primo incendio e se le numerose inadempienza e irregolarità contestate alla Tossilo SpA siano state sanate. Ci si dimentica infine che sull'appalto del nuovo inceneritore, solo un anno fa è emersa la notizia di un'inchiesta giudiziaria che, a quanto emerso dagli organi di stampa, vorrebbe capire la correttezza degli aspetti amministrativi delle procedure di aggiudicazione.

Sono questi solo alcuni esempi delle innumerevoli incongruenze di un sistema di trattamento dei rifiuti che gravano pesantemente sulla vita delle comunità locali dell'intera Provincia di Nuoro e che per questo avrebbero richiesto un approccio ben più serio e meno parolaio di quello messo in campo in questi giorni dalla nuova amministrazione di Macomer. Non c'è soluzione ai problemi anche complessi delle comunità se non partendo dalla verità e visti i presupposti di questo dibattito surreale, ci attendiamo altri anni di contrasti e opposizioni sul tema della gestione dei rifiuti e delle politiche ambientali. A meno che la nuova amministrazione non riprenda a ragionare partendo dai fatti ed evitando di utilizzare le ambiguità del passato per nascondere le proprie responsabilità.


sabato 2 giugno 2018

LA BATTAGLIA DEI CITTADINI NON E' CAMPAGNA ELETTORALE



Fra una diffida della Provincia di Nuoro per gravi inadempienze all'Autorizzazione Integrata Ambientale e un incendio alla linea di compostaggio negli impianti di Tossilo, il sindacalista Franco Cappai trova il tempo di intervenire sulle questioni poste all'attenzione dei cittadini di Macomer dal nostro documento sul tema inceneritore di Tossilo perché il tema possa essere motivo di riflessione in questa campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale. 
Lo fa, come suo solito, con grande confusione e non entrando mai nel merito dei problemi sollevati dal Comitato. Cappai confonde stelle con stalle, Raggi con Succu e Roma con Macomer e lo fa perché non ha gli strumenti per capire il grosso inganno in cui si è caduti nella vicenda inceneritore e dal quale vorremmo uscire.
Altri, che bene hanno capito il nostro lavoro di denuncia di questi anni e che di quell'inganno sono complici, come sempre preferiscono tacere. Non poteva essere altrimenti, visto che la confusione ha fatto comodo in tutta la vicenda a chi voleva imporre una scelta calata dall'alto, funzionale agli interessi della Regione ma totalmente dannosa per Macomer e per il Marghine.
Cappai invece può parlare perché di quella vicenda poco conosce. La si butta allora in politica facendo intendere che ci sarebbero, dietro l'impegno del Comitato, reconditi interessi elettoralistici e promesse che non si possono mantenere. Insomma, il peggio di ciò che caratterizza da tempo le campagne elettorali e la politica di questa terra di conquista che è ormai diventata il Marghine.
Eppure basta leggere le parole del Comitato, ripercorrerne la storia e l'impegno dei suoi componenti per capire che non c'è alcun interesse elettorale dietro le nostre azioni. C'è però un chiaro e trasparente interesse politico. Cappai non lo capisce perché vive in un mondo in cui è inconcepibile un impegno pubblico senza interessi di parte, senza promesse da mantenere, senza interessi da salvaguardare che non siano quelli della comunità intera e non di una sola corporazione o, ancor peggio, di una parte politica.
L'interesse politico che regge l'impegno del Comitato è sempre stato solo ed esclusivamente questo. Bloccare la procedura per noi illegittima della costruzione di un nuovo inceneritore voluto da pochi a danno di tutti. Per questo il documento che proponiamo all'attenzione della campagna elettorale macomerese vuole avere il forte valore di tenere viva la memoria sulle responsabilità di chi in questi anni e su questo tema ha agito totalmente fuori dai principi di Democrazia e Partecipazione che oggi rispolvera per poter continuare l'inganno.
Avremmo voluto in questi anni sentire una voce critica e scientificamente robusta, su questi temi, da parte del sindacato, ma abbiamo atteso invano. Quest'ultimo contributo di Franco Cappai conferma questa assenza.
Forse sarebbe meglio, vista la difficoltà dimostrata ad affrontare il tema nelle sue implicazioni generali e legate all'interesse di tutti, che il sindacato, e con lui Franco Cappai, tornassero ad occuparsi di questioni più prettamente corporative e legate esclusivamente alla tutela dei lavoratori. Come quella del perchè negli impianti in cui lavorano scoppiano gli incendi, perchè non si rispettano le Autorizzazioni imposte dalle norme e come la gestione finanziaria della Tossilo Spa si possa reggere solo imponendo ai cittadini le tariffe di trattamento e smaltimento fra le più alte d'Italia.

Qui l'intervento di Cappai


mercoledì 30 maggio 2018

Elezioni a Macomer..... non bruciamoci il futuro!


Macomer si appresta a rinnovare l'Amministrazione comunale dalla quale dipenderanno le scelte delle politiche locali, nell'immediato e nel prossimo futuro, sui temi del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della salute dei cittadini e della loro partecipazione, della salubrità del territorio e delle produzioni agro-alimentari, della conservazione e tutela dell'Ambiente e della gestione dei rifiuti e più in generale della qualità della vita.
Il Comitato NBF è impegnato da oltre 8 anni a contrastare la realizzazione di un nuovo inceneritore a Tossilo e la sconsiderata politica della gestione dei rifiuti basata sull'incenerimento, proponendo soluzioni alternative in grado di innescare un processo virtuoso, non inquinante, e capace di creare più posti di lavoro e benefici economici per i Comuni e i cittadini.
La nostra proposta alternativa corre il rischio di naufragare per responsabilità della politica locale che non si è voluta confrontare con i cittadini su temi così rilevanti per la salute e la qualità della vita.
Per tutti questi motivi il Comitato propone una serie di considerazioni sulla vicenda di Tossilo affinchè i cittadini possano avere maggiore chiarezza sull'attività ancora in corso di contrasto all'inceneritore, sulle criticità ambientali che interesseranno la nostra salute e la salubrità del territorio e sulle responsabilità politiche e amministrative di chi ha sostenuto e ancora sostiene la realizzazione del nuovo inceneritore.

La battaglia contro l'inceneritore di Tossilo non è definitivamente conclusa.
Le ultime sentenze, contraddittorie rispetto alla prima sentenza del TAR Sardegna, hanno dato sostanzialmente via libera alla realizzazione dell'impianto.
Rimane ancora in piedi la nostra richiesta di revocazione per "errore di fatto" della sentenza del Consiglio di Stato che verrà discussa nel mese di luglio e, nel caso di un verdetto a noi favorevole, tutto sarà bloccato.
Questa sentenza ha stabilito che il Piano regionale di Gestione dei rifiuti urbani del 2008 prevedeva anche il potenziamento dell'inceneritore di Tossilo, ma non ha considerato che tale possibilità era stata esclusa dalla delibera di approvazione dello stesso Piano nella quale veniva effettuata inequivocabilmente una scelta per un sistema a due poli di incenerimento (Cagliari e Sassari) con Tossilo operativo solo nel transitorio senza alcun potenziamento.

Il nuovo inceneritore avrà una performance emissiva peggiorativa rispetto alla situazione precedente e pertanto produrrà un maggiore inquinamento (per esempio diossine + 13%).
L' Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dal settore Ambiente della Provincia di Nuoro (determinazione n. 1289 del 29 luglio 2015) ha evidenziato un peggioramento del quadro emissivo complessivo del nuovo impianto rispetto all’assetto attuale. In particolare nell’Allegato 1 “Confronto delle prestazioni emissive con l’assetto ante operam” viene riportato che “L’analisi dei risultati sopra riportati, conferma una maggiore incidenza sulla qualità dell’aria a seguito dell’esercizio della nuova linea, in particolare per il parametro SO2, in cui si passa da un’incidenza del 14% con le vecchie linee ad una del 41% con la nuova linea (con i valori richiesti in autorizzazione) e complessivamente a valori di concentrazione superiori;”.
Nella sostanza il nuovo impianto, pur nel rispetto dei parametri di legge, aumentando i quantitativi di rifiuti portati ad incenerimento, inquinerà più di quello attuale, al contrario di quanto sostenuto dagli attuali amministratori che governano Macomer che invece hanno assicurato una riduzione delle emissioni di inquinanti pericolosi.

La condizione della salute dei cittadini del distretto di Macomer è peggiorata in modo significativo e potrebbe peggiorare ulteriormente con l'aumento delle emissioni nocive del nuovo inceneritore.
I dati preoccupanti riguardano i nuovi casi di incidenza delle patologie tumorali rilevate dal Registro dei tumori di Nuoro nel periodo 2003-2012, nei quali il distretto sanitario di Macomer occupa il 1° posto per il sesso femminile e il 2° per il sesso maschile rispetto agli altri distretti del nuorese. Analoga situazione si riscontra in uno studio, incompleto e parziale rispetto a quanto previsto, svolto dal Centro Epidemiologico dell'ASL di Nuoro (CEA) che ha effettuato esclusivamente un’Analisi delle principali cause di morte nella ASL di Nuoro nei quadrienni 2000-2003, 2006-2009 e nel triennio 2011-2012, in 5 aree (Ottana, Macomer, Sorgono, Nuoro, Siniscola) analisi integrata successivamente sino al 2015. In quest'ultima integrazione il CEA ha evidenziato che l'area di Macomer occupa il 1° posto per i casi di mortalità per i tumori nel sesso femminile e il 3° per quello maschile rispetto alle altre aree. Tali dati dimostrano nella sostanza un aumento della mortalità, visto che, nei quadrienni 2000-2003 e 2006-2009, per l’area di Macomer i valori di mortalità erano risultati i più bassi.

Non sono stati mai effettuati i controlli prescritti sulle matrici biologiche nel territorio interessato dalla dispersione degli inquinanti e l'indagine epidemiologica approvata dall'ASL non è stata mai completata.
Già nel 2010 l'ASL di Nuoro aveva rilevato la presenza di diossine nel distretto sanitario di Macomer e l'ARPAS aveva suggerito di vietare la raccolta di funghi e il pascolo del bestiame nelle aree limitrofe all'inceneritore. L'allora commissario della Asl Antonio Succu, già consigliere del comune di Macomer e attualmente sindaco, aveva definito “preoccupante” il livello delle diossine.
La stessa Asl aveva promosso, in maniera ufficiale, due studi epidemiologici con lo scopo di comparare lo stato di salute della popolazione del Marghine con quella del distretto di Sorgono e di verificare le differenze, in termini di qualità della vita e della salute, fra due comunità equivalenti dal punto di vista numerico, ma diversamente esposte sotto il profilo dell'inquinamento ambientale per la presenza nel Marghine dell'inceneritore di Tossilo. Tali studi si proponevano anche di impegnare l'Istituto zooprofilattico della Sardegna e l'ARPAS per verificare la presenza di diossine nei terreni, nelle acque e negli alimenti e per appurare eventuali danni ambientali causati dalla presenza dell'inceneritore.
A 8 anni di distanza non solo non sono state smentite le dichiarazioni dell'ASL sulla presenza di diossine nel distretto sanitario di Macomer, ma gli studi epidemiologici non sono stati mai completati, nonostante il Consiglio regionale avesse approvato un O.d.g. che impegnava la Giunta regionale a provvedervi prima di dare il via libera alla realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo.

Sono state sistematicamente disattese le numerose richieste di fare chiarezza sulla gestione della Tossilo SpA e sulle innumerevoli violazioni delle autorizzazioni (AIA) rilasciate dalla Provincia di Nuoro.
Il Comitato NBF aveva posto seri dubbi sulla capacità gestionale della Tossilo SpA, un carrozzone che fa fumo da tutte le parti e che, nel mese di novembre u.s., aveva incassato una pesante diffida della Provincia di Nuoro a causa delle numerose e gravi violazioni all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Le contestazioni avevano riguardato una serie di inosservanze alle prescrizioni AIA e di carenze di controlli in diversi processi suscettibili di provocare incendio.
Altre irregolarità avevano interessato "il superamento dei valori limite delle emissioni del sistema di deodorizzazione (biofiltri e scrubber), il posizionamento non conforme alla legge del sistema di controllo delle emissioni" e la gestione della discarica di Monte Muradu, oggi in uno stato di preoccupante abbandono.
La nostra richiesta all'Unione dei Comuni di un'assemblea pubblica non ha avuto risposta. Il presidente dell'Unione, nonché sindaco di Macomer, ha ritenuto di passare la mano alla Regione, che a stretto giro di posta ha fatto arrivare le sue rassicurazioni, secondo un copione ormai noto.
L'ultimo episodio che ha coinvolto la gestione della Tossilo SpA ha riguardato l'ingente moria di api avvenuta dopo un incendio all'impianto di compostaggio e la loro possibile correlazione, eventualità liquidata frettolosamente senza fornire alcun dato di analisi.
Ancora non sappiamo quanto è stato fatto dalla Tossilo SpA per mettersi in regola rispetto alle prescrizioni emesse dalle diffide della Provincia di Nuoro in relazione alle innumerevoli irregolarità e violazioni riscontrate nella gestione dell'impianto di compostaggio e della discarica di Monte Muradu.
Insomma una situazione di gestione che sembrerebbe fuori controllo, alla quale hanno fatto seguito solo generiche e ordinarie rassicurazioni da parte della Regione Sardegna senza ulteriori verifiche e approfondimenti.
Tutto tace anche sul fronte delle istituzioni locali, in primis del Comune di Macomer.

Esistono sistemi alternativi all'incenerimento
Il Comitato NBF ha presentato sin dal 2010 una proposta alternativa all’incenerimento puntando alla realizzazione di un Centro di Riciclo Integrale a Tossilo che avrebbe potuto raddoppiare i posti di lavoro esistenti.
La proposta prevede che il Centro possa trattare il 100% di tutti i rifiuti prodotti nel nostro ambito territoriale di riferimento raggiungendo un’effettiva chiusura del ciclo dei rifiuti e realizzando notevoli risparmi anche per i comuni e per i cittadini.
Tutti i rifiuti infatti possono essere trattati su piattaforme di differenziazione manuale e meccanica (alcune delle quali già realizzate a Tossilo, ma inspiegabilmente ancora non operative) e, infine, la frazione secca non ulteriormente differenziabile può essere trattata per la produzione delle cosiddette “sabbie sintetiche”, un particolare granulato che può essere utilizzato nel settore dello stampaggio e in edilizia come sostituto della sabbia nei calcestruzzi, come aggregato alleggerente nelle malte cementizie, come legante per manufatti in cemento.

Democrazia, partecipazione e nuovo inceneritore di Tossilo
In questi ultimi anni la politica che ha governato il comune di Macomer ha deciso in maniera sistematica di eludere il dialogo con i cittadini sulla scelta di realizzare un nuovo inceneritore a Tossilo, evitando anche il confronto sulle innumerevoli contraddizioni e irregolarità emerse durante tutto il procedimento autorizzativo.
Ciò che è accaduto nei nostri confronti e nei confronti del tema che ponevamo all'attenzione dei nostri amministratori è quanto di più lontano possa esistere da un rapporto corretto e leale che si basi sui principi della Democrazia e della Partecipazione. Solo chi usa la politica esclusivamente come gestione di potere nasconde volutamente le contraddizioni emerse in questi anni e rispolvera i concetti di Democrazia e Partecipazione solo in campagna elettorale, sapendo benissimo di averli traditi nella vicenda della realizzazione del nuovo inceneritore, nella quale ha preferito schierarsi con gli interessi della Regione nonostante quegli interessi rappresentassero un danno per le popolazioni del Marghine e per la città di Macomer.
Il Comitato NBF è nato con lo scopo preciso di opporsi alla realizzazione del nuovo impianto di incenerimento di Tossilo che riteniamo dannoso sotto il profilo ambientale, sanitario, economico ed occupazionale. In questa campagna elettorale ci sembra doveroso ricordare l'impegno messo in campo e le resistenze che abbiamo ricevuto. Perché Democrazia e Partecipazione non sono parole da usare indebitamente e con leggerezza e perché pensiamo di essere ancora in tempo per non bruciarci il nostro futuro.

mercoledì 2 maggio 2018

Tossilo SpA: un carrozzone che fa "fumo" da tutte le parti

L'incendio verificatosi l'altra notte all'interno degli impianti della Tossilo SpA, società sotto il controllo del Consorzio Industriale di Macomer in liquidazione dal 2008 e che gestisce il trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani, rappresenta l'ennesimo episodio di grave pericolo e inquinamento per il territorio del Marghine.
Anche in questa occasione sotto accusa è l'impianto di compostaggio interessato da un incendio che ha riversato per alcune ore fumi e inquinanti nei territori circostanti destando non poche preoccupazioni nei cittadini di Macomer e del Marghine sulle ripercussioni per la loro salute e la salubrità del territorio.
Nessuna notizia ufficiale sulle cause dell'incendio e i suoi effetti, ma già viene segnalata un'ingente moria di api (indicatori della qualità dell'ambiente in cui vivono), che si ipotizza possa essere correlata all'incidente, con grave danno per gli apicoltori dei territori di Macomer, Birori e Bortigali.

Il Comitato NBF aveva già posto seri dubbi sulla capacità gestionale della Tossilo SpA, un carrozzone che fa fumo da tutte le parti e che, nel mese di novembre u.s., aveva incassato una pesante diffida della Provincia di Nuoro a causa delle numerose e gravi violazioni all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Come recentemente riportato dal giornale on line Il Marghine.netle contestazioni nella gestione dell'impianto di compostaggio avevano riguardato una serie di inosservanze alle prescrizioni AIA e di carenze di controlli in diversi processi suscettibili di provocare incendio (vedi qui ns. documento).

Altre irregolarità avevano interessato "il superamento dei valori limite delle emissioni del sistema di deodorizzazione (biofiltri e scrubber), il posizionamento non conforme alla legge del sistema di controllo delle emissioni" e la gestione della discarica di Monte Muradu, oggi in uno stato di preoccupante abbandono, per la quale è stato prescritto dalla diffida "entro 8 mesi un piano di ripristino ambientale per la fruibilità del sito a chiusura dell’impianto secondo la destinazione urbanistica dell’area".

Insomma, una situazione di gestione fuori controllo alla quale hanno fatto seguito solo generiche e ordinarie rassicurazioni da parte della Regione Sardegna senza ulteriori verifiche e approfondimenti.
Tutto tace anche sul fronte delle istituzioni locali, in primis del Comune di Macomer, che ha spianato la strada per la realizzazione del nuovo inceneritore a Tossilo con un impatto inquinante maggiore di quello precedente (per es. diossine + 13%).

Il Comitato NBF aveva richiesto proprio ai sindaci dell’Unione dei Comuni del Marghine la convocazione di un’assemblea pubblica con la partecipazione della Tossilo SpA e aperta ai cittadini del territorio anche al fine di informare le comunità locali e richiedere interventi per prevenire ulteriori rischi ambientali. L'unica disponibilità al confronto e all'ascolto, nel silenzio generale, era pervenuta dalla sindaca del comune di Bolotana.

L'incendio della scorsa notte non può dunque che accrescere le preoccupazioni degli anni e dei mesi scorsi sullo stato di salubrità del territorio e il clima di incertezza sulla corretta gestione degli impianti della Tossilo SpA richiederebbe per l'ennesima volta un'assunzione di responsabilità da parte dei Comuni e delle istituzioni del territorio.
La stessa denuncia degli apicoltori, emersa nelle ore immediatamente successive all'incendio, meriterebbe una particolare attenzione da parte delle istituzioni locali, in particolare del Comune di Macomer nel cui territorio ricade l'impianto di Tossilo, soprattutto rispetto alle cause della moria delle api denunciata dagli operatori del settore e alla correlazione con la natura delle emissioni scaturite dall'incendio, eventualità che si sta tentando di liquidare frettolosamente senza alcuna analisi.

Per questi motivi il Comitato NBF richiede ancora una volta ai sindaci e al presidente dell’Unione dei Comuni del Marghine la convocazione di un’assemblea pubblica con la partecipazione della Tossilo SpA e aperta ai cittadini del territorio affinché si possa chiarire quanto è avvenuto e conoscere quanto è stato fatto dalla Tossilo SpA per mettersi in regola rispetto alle prescrizioni emesse dalla recente diffida della Provincia di Nuoro.



Macomer, 2 maggio 2018

lunedì 23 aprile 2018

Cortocircuito al TAR Sardegna


A distanza di oltre 4 mesi dall'udienza di merito, finalmente conosciamo la sentenza del TAR Sardegna: il nostro ricorso contro il nuovo Piano regionale dei Rifiuti viene, inspiegabilmente, rigettato integralmente! Ma la cosa più curiosa è che le spese vengono compensate, come a dire che i promotori dei ricorsi soccombenti qualche ragione pur la dovevano avere.
Nella sostanza viene assolto dal TAR un iter che continuiamo a ritenere disinvolto, irragionevole, contraddittorio e vessatorio per Comuni e cittadini. Un'assoluzione che leggiamo nell’ottica del generale pressapochismo che ha caratterizzato tutta la vicenda.
Con questo documento cercheremo di argomentare, seppur brevemente, le motivazioni che ci hanno portato ad intentare i ricorsi, riferendoci, come sempre, ai documenti e agli atti che hanno interessato le procedure dell'aggiornamento del Piano Rifiuti, con la convinzione che possa essere utile per una lettura più appropriata della sentenza.

Innanzitutto occorre rimarcare che i ricorsi non riguardavano la scelta di potenziare e realizzare un nuovo inceneritore a Tossilo, ma l'aggiornamento del Piano regionale nella sua interezza in quanto, a nostro avviso, è stato costruito e approvato in assenza dei presupposti di legge, con carenze istruttorie e procedimentali, peraltro segnalate tempestivamente anche dalla Provincia di Nuoro. Più specificatamente i nostri ricorsi si incentravano su tre motivazioni principali:
1) il mancato avvio della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS);
2) il mancato coinvolgimento dei Comuni e la mancata convocazione degli Enti Parco come soggetti competenti in materia ambientale da convocare obbligatoriamente;
3) l’esclusione dei Comuni non solo dalla fase di verifica di assoggettabilità a VAS, ma dall’intero procedimento amministrativo che ha condotto all’approvazione del Piano 2016.

Rigetto primo motivo
La sentenza del TAR rigetta il primo motivo sostenendo che "il potenziamento dell’impianto di cui trattasi (Tossilo n.d.r.), finalizzato a ottenere il trattamento massimo di 60.000,00 t/a, non costituisce una novità introdotta dal piano di gestione dei rifiuti approvato nel 2016, essendo, al contrario, una precisa direttiva contenuta nel piano precedente.... Viene meno, conseguentemente, il presupposto più significativo su cui si basa la tesi dei ricorrenti secondo cui era necessario sottoporre alla V.A.S. il piano approvato nel 2016,...”

Tale pronunciamento è in netta contrapposizione con quanto sostenuto dallo stesso TAR Sardegna nelle sentenze sulla procedura di VIA del nuovo inceneritore di Tossilo, esitate il 15 luglio 2015 che avevano visto accolti i ricorsi del Comitato, di Zero Waste Sardegna e dell'Unione dei comuni della Barbagia. In queste sentenze si affermava che, secondo il modello prescelto dal Piano del 2008, Macomer è stato previsto, in sede regionale, in un regime particolare (solo) “transitorio” con la definizione eloquente “DISMISSIONE A FINE TRANSITORIO. Il che consentiva alla struttura di “mantenere” (solo) la sua attuale operatività, benché rimodernata, essendo previsto il revamping. Sotto questo profilo la “permanenza” di una struttura si accompagnava necessariamente ad un concetto di “conservazione” del suo spazio operativo e di potenzialità (limitata a quella attuale) della sua capacità concreta di svolgere determinate funzioni. Revamping-rinnovamento doveva dunque implicare una ristrutturazione, in termini minimi, con sostanziale mantenimento della capacità-potenzialità della struttura e della sua (limitata e attuale) funzionalità; il tutto nell’attesa della realizzazione del polo di Sassari, che avrebbe determinato la dismissione di Macomer. Ma tale connotazione/caratterizzazione non è compatibile con la tipologia di intervento previsto progettato con consistente potenziamento e con un ingente investimento. Tali elementi connotano l’intervento progettato ed approvato, sostanzialmente, come un “nuovo” impianto, idoneo ad operare a regime.”

Il Tar, in questo caso, non fa che riprendere ciò che era prescritto dalla delibera di approvazione del Piano Rifiuti del 2008 nella quale era stata effettuata una scelta inequivocabile di un sistema di incenerimento a due poli (Cagliari-Sassari) che prevedeva il mantenimento dell'impianto di Tossilo solo nella fase transitoria, senza alcun potenziamento, e la sua successiva dismissione.

Di fatto il nuovo piano si discosta sostanzialmente da quello precedente in quanto, fra le altre cose, propone un unico scenario di incenerimento, contro i cinque precedenti. Inoltre prevede la sostituzione del polo di incenerimento di Sassari con quello di Macomer e l'accentramento delle strutture di discarica con un diverso carico dei rifiuti da trattare e un significativo impatto ambientale e sanitario. Per il territorio di Macomer, per esempio, è previsto un maggior carico inquinante in ragione dell'aumento delle quantità di rifiuto indifferenziato da incenerire. Tutto questo non può considerarsi una "modifica lieve" tale da giustificare la mancata attivazione della procedura di VAS.
Inoltre si scarica sui comuni la totale responsabilità del raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata che, dal 65% previsto nel vecchio piano, dovranno raggiungere l'80% entro il 2022, senza che siano previste dotazioni infrastrutturali adeguate e necessarie per ottenere gli obiettivi previsti dallo stesso aggiornamento del piano.
Altro punto sollevato dai nostri ricorsi ha riguardato l'incongruenza dei dati e delle analisi ambientali che supportano il nuovo piano, le stesse utilizzate per il vecchio, oramai datate e non più rispondenti alla situazione attuale.
Giusto per citarne alcune:
- l’esame della qualità dell’aria si basa su dati del 2006;
- i dati delle emissioni pericolose si riferiscono ad una stima delle emissioni relativa al 2000 (addirittura 16 anni fa!);
- l’uso del suolo fa riferimento a dati del 2003 e del 2004;
- la mappatura dei siti contaminati e inquinati è realizzata su dati del 2004;
- tutti i dati relativi a biodiversità e aree naturali, nonché ai fattori di minaccia sono, per stessa ammissione degli estensori del Piano 2008, carenti o risalivano addirittura al 2006.

Rigetto secondo motivo
Secondo la sentenza del TAR il secondo motivo non coglie nel segno, risultando dalla documentazione in atti il coinvolgimento dei soggetti competenti in materia ambientale,...........tali adempimenti sono stati sostanzialmente rispettati attraverso la pubblicazione sul sito web di “SardegnaAmbiente” della notizia relativa all’avvio del procedimento di verifica della assoggettabilità e dalla pubblicazione del rapporto preliminare. E’ pur vero che non risulta pubblicata la proposta di aggiornamento del piano, ma la pubblicazione della notizia e il fatto che il rapporto preliminare riproduce in larga parte la proposta di piano, induce a ritenere che gli interessati siano stati posti in condizione di prendere conoscenza dell’avvio della procedura ed (eventualmente) partecipare al procedimento in questione. E tra gli interessati debbono essere ricompresi anche i Comuni

La delibera di Giunta regionale n. 34/33 del 7.08.2012 (l’art. 4 dell’Allegato C), citata nei nostri ricorsi, ha individuato i "soggetti competenti in materia ambientale" che obbligatoriamente devono essere convocati e tra questi gli "Enti gestori delle aree protette", che invece non sono stati convocati, come si evince dalle osservazioni presentate dalla Provincia di Nuoro e da altri atti depositati al TAR.
Nella sostanza è stato seguito un iter puramente formale, limitato alla sola pubblicazione sul sito web di “SardegnaAmbiente” di un rapporto ambientale preliminare che "non definisce in modo compiuto lo stato attuale dell'ambiente, non approfondisce adeguatamente le successive problematiche e le eventuali mitigazioni e/o compensazione", come sottolineato dal parere espresso dalla Provincia di Nuoro.
La formalità delle consultazioni, oltre che dal mancato confronto con i Comuni, si evince anche dal raffronto delle date, non tutte purtroppo prese in considerazione dalla sentenza (vedere più avanti): il termine per la presentazione delle osservazioni da parte dei soggetti competenti in materia ambientale era stato fissato dal Direttore del Servizio Valutazioni Ambientali (SVA) per il 19.12.2016, ma lo stesso Direttore ha poi esitato il parere di non assoggettabilità a VAS, chiudendo la procedura, in data 6.12.2016, ben prima dello scadere del termine da lui stesso fissato! I Consorzi industriali sono stati sentiti l'11 dicembre, 5 giorni dopo l'esitazione del parere favorevole, e l'ANCI il 22 dicembre, dopo 17 giorni dall'OK del Direttore e addirittura dopo la scadenza fissata dallo stesso, alla vigilia della seduta di Giunta Regionale per l'approvazione del nuovo piano Rifiuti!
Di tutto questo inspiegabilmente non si tiene conto.
Rigetto terzo motivo
Sempre secondo la sentenza del TAR anche il terzo motivo "non merita accoglimento" in quanto la norma pur prescrivendo un generico dovere di sentire gli enti locali, non indica le specifiche modalità attraverso le quali si debbano acquisire le opinioni delle amministrazioni interessate dal piano o programma. E d’altronde, immaginare che la partecipazione al procedimento di approvazione del piano regionale sui rifiuti si debba svolgere mediante la consultazione di ogni singolo Comune, costituirebbe, se non altro, una interpretazione in contrasto col principio generale di non aggravamento dei procedimenti amministrativi. Come risulta dalla documentazione in atti, la consultazione è intercorsa sia con le Province (in quanto soggetti competenti in materia ambientale: si veda verbale sopra richiamato; ma si veda anche il verbale del 13 dicembre 2016, doc. 14 della Regione), sia con l’associazione regionale dei Comuni ANCI Sardegna (si veda il verbale dell’incontro tenutosi il 22 dicembre 2016, doc. 13 della Regione), sia con i consorzi industriali (verbale 11 dicembre 2016, doc. 15 della Regione). Pertanto... deve ritenersi che il modo di procedere dell’amministrazione regionale non possa essere censurato nemmeno per quanto concerne il coinvolgimento degli enti locali nell’approvazione finale del piano 2016

Occorre rimarcare a questo riguardo che, secondo le direttive comunitarie e le normative nazionali in materia di partecipazione alle scelte di interesse per le comunità, il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse non costituisce una mera questione formale, come sembra evincersi dalle procedure seguite dalla Regione e approvate dalla sentenza del TAR, bensì ricopre un ruolo centrale al fine della validità di un procedimento.
I Comuni non sono solo gli Enti maggiormente e più immediatamente rappresentativi della comunità dei cittadini, ma sono anche i soggetti istituzionali che più incisivamente saranno coinvolti dall’attuazione delle scelte programmatiche. Si pensi, ad esempio, alle attività che ogni Comune deve intraprendere nel campo della raccolta differenziata dei rifiuti per consentire, alla Regione, di raggiungere le quote fissate nel Piano; o, ancora, agli effetti che ha per una comunità locale la scelta strategica regionale di collocare un nuovo impianto di incenerimento o una discarica nel proprio territorio comunale.
Non a caso la partecipazione dei Comuni alla stesura del Piano del 2008 (si trattava anche in quel caso di un aggiornamento di Piano), regolarmente sottoposto alla Valutazione Ambientale Strategica, fu intensa e molto produttiva.
Per quanto riguarda la consultazione delle Province, é anche palese come il provvedimento emanato dal Direttore del Servizio SVA non tenga in alcun conto i pareri espressi dai soggetti consultati, in particolare quello della Provincia di Nuoro che ha evidenziato numerose criticità che affliggevano il procedimento, sia in senso formale, sia in senso sostanziale.

Ciò che stupisce maggiormente infine è il cortocircuito determinatosi all'interno del TAR Sardegna dove sulla stessa contestazione (la legittimità o meno del potenziamento del polo di incenerimento di Tossilo), emergono due verità contrapposte e determinanti per l'esito delle due sentenze.

Rimane un'unica certezza: la Regione Sardegna nel 2008 aveva approvato il Piano Rifiuti optando per due poli di incenerimento (Cagliari e Sassari), prevedendo per Tossilo una fase operativa solo nel transitorio senza alcun potenziamento.

Per utili e ulteriori approfondimenti vedasi deliberazione di Giunta Regionale n. 73/7 del 20.12.2008 e capitolo 8 del Piano Rifiuti 2008 (pag. 398-399).

Un grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto
Comitato Non Bruciamoci il Futuro  e Zero Waste sardegna

Macomer, 23 aprile 2018